mercoledì 20 marzo 2019

POLLO con VERDURE


Ebbene si! Abbiamo iniziato le grandi manovre per la bella stagione, facciamo programmi per come affrontare il mare, e quindi cerchiamo di mangiare più leggero. In realtà la ricetta nasce più dalla necessità di mangiare un po' di carne di pollo e cucinare tutto insieme col contorno, per fare prima!
Mio marito non ama e quindi non mangia quasi mai pollo, ma che vi devo dire, questa ricettina lo ha conquistato. Peccato solo che ho utilizzato prevalentemente verdure più invernali e che quindi siamo davvero agli sgoccioli. Ma va tenuta a mente e negli archivi!

Basta avere una bella padella capiente ed il gioco è fatto!



POLLO CON VERDURE

500 g di petto di pollo tagliato a fette e a tocchetti
2 pomodori Piccadilly
2 gambi di sedano
1/2 cipolla
250 g di cavolfiore viola
2 zucchine verdi
1 ciuffetto di spinaci
prezzemolo
1 spicchio di aglio
1/2 bicchiere di vino bianco (oppure per stare più leggeri 1 bicchiere di acqua)
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
sale
pepe nero

Rosolate l'aglio con l'olio nella padella e poi versate tutte le verdure precedentemente, lavate, mondate e tagliate a tocchetti e macinate il pepe nero. Sfumate con il vino (o acqua) e fate cuocere una decina di minuti. Versate i pezzetti di pollo mescolate bene, coprite e fate cuocere. A cinque minuti dalla fine togliete il coperchio e continuate a cuocere, aggiustate di sale e servite caldo.

lunedì 18 marzo 2019

ANANAS sciroppate con ROSMARINO e VANIGLIA di Ferber



Un giorno, anzi il giorno che siamo rientrati dal viaggio ad Istanbul, di domenica pomeriggio, mio marito pensando a cosa mangiare per cena, si ispirò che voleva solo della frutta! Ora stanchi da un viaggio, con le valigie in macchina, il pensiero di scaricare l'auto, di non voler altro che stendersi sul divano, secondo voi io avevo la minima intenzione di andare a comprare frutta? Assolutamente no! MA il caso vuole che per le strade di Catania, a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno della settimana c'è sempre qualche carriolino, camioncino per strada che vende frutta e verdura!


Sulla strada verso casa ci siamo ritrovati un camion pieno di ananas e mio marito prontamente è sceso con l'intenzione di comprarne una. Ebbene, io stanca non sono scesa e ho lasciato fare a lui. Quando ho realizzato, devo essere onesta mi è preso il panico, ma ora a distanza di mesi e visti i risultati spero quanto prima di riavere una fortuna simile, perchè mio marito è risalito in auto dopo aver messo nel bagagliaio due buste di plastica con dentro qualcosa come 12 ananas, si DODICI, per un totale di 5 euro di spesa!
Erano anche molto mature quindi non avrebbero avuto vita lunga, un paio le abbiamo regalate alle zie, un paio le abbiamo mangiate e le altre otto? Hanno fatto una fine meravigliosa!Ho preso il mio libro di confetture di Christine Ferber e le ho sciroppate, vi assicuro che esce fuori qualcosa di paradisiaco.
Spalmate semplicemente su una fetta di pane tostato, o per farcire la panna di qualche torta, o semplicemente servite su una coppetta di yogurt Greco, ve lo assicuro vi risolve un'urgenza di dolce all'improvviso.



ANANAS ALLA VANIGLIA E ROSMARINO ( da "Mes Confintures" di Christine Ferber)

2 kg di Ananas (1 kg al netto)
800 g di zucchero semolato
succo di un piccolo limone
2 baccelli di vaniglia
10 aghi di rosmarino
200 g di gelatina di mele verdi (io ho usato quella fatta con le bucce delle mele)

Sbucciate l'ananas, tagliate in quattro e levate la parte centrale, quella legnosa, e poi tagliate a lamelle e tocchetti. In una terrina versate l'ananas, lo zucchero, i baccelli di vaniglia aperti per il lungo e i semini prelevati da queste, i rametti di rosmarino ed il succo di limone. Mescolate bene, coprite con un foglio di carta forno a contatto e mettete una notte al fresco (in frigo).
L'indomani, passate ad un colino e raccogliete il succo ottenuto insieme ai baccelli di vaniglia in una casseruola e portate a bollore e continuate la cottura a fuoco vivo. Lo sciroppo si concentrerà a 105°C, controllate con un termometro da zucchero apposito. Versate i tocchetti di ananas e la gelatina di mele riportate ad ebollizione e fate cuocere a fuoco vivo. Schiumate e mescolate e fate bollire per circa cinque minuti. Verificate la consistenza gelatinosa( sempre tenendo presente che è caldo e quindi la prova di versarne una goccia su un piattino freddo vi aiuterà), versate nei vasetti sterilizzati, chiudete e mettete a testa in giù coprendo con una coperta fino a raffreddamento.

Prima di chiuderli nei vasetti, potete dividere i pezzi di baccelli di vaniglia ed inserirli con l'ananas perchè oltre che a regalare più profumo daranno anche un decoro al vostro lavoro.




venerdì 15 marzo 2019

CROSTATINE SALATE di PASTA FROLLA INTEGRALE, FORMAGGIO e PERE ESSICCATE




Tempo fa, ed esattamente i primi di Dicembre, mi sono ritrovata in frigo (si in frigo, ormai le farine di ogni genere ed origine, le conservo nel cassetto in basso del frigo, così ho debellato il problema del rientro post-traumatico dalle vacanze estive, di ritrovare nella dispensa invasione di farfalline ed insettini) due bei pacchi di farina integrale di grano tenero, che sicuramente devo aver acquistato presa da un raptus semi-salutista di provare a fare qualche pane o pagnotta. Sinceramente desideravo proprio usare questa farina, ma l’idea del semi-salutista non mi sconfinferava più, tanto più che insomma si iniziava a pensare alle leccornie Natalizie.
In mio aiuto è venuta subito Cristiana, con la ricetta di una favolosa pasta frolla e poi Valentina con l’idea di cosa farne, e mi hanno dato lo sprint per fare delle mini crostatine salate che ho servito con grandissimo successo ad uno dei miei tradizionali tè di Natale.
Ora vi posso assicurare che questa ricetta si presta benissimo anche per la Primavera in un un’unica torta per una scampagnata, o anche come appetizer per un pranzo, perché l’idea della fetta di pera essiccata in forno (idea di Valentina) è così elegante e coreografica che insomma fa fare una bella figura con davvero pochissimo.
Io ho utilizzato un formaggio tipico Siciliano, di facilissima reperibilità qua da noi, il Pepato fresco, ma l’idea originaria era di fare un dolcetto con formaggio caprino così come ha fatto Valentina di Profumo di Limoni.



TORTINI DI PASTA FROLLA INTEGRALE con FORMAGGIO, PERE ESSICCATE E MIELE

Pasta frolla integrale
300 g di Pepato fresco Siciliano
Miele di Sulla
Fette di pere essiccate in forno


Per la pasta frolla integrale ( di Boeuf à la mode)

500 g di farina integrale di grano tenero
200 g di zucchero a velo
250 g di burro (tagliato a cubetti)
95 g di uova
1 pizzico di sale (aggiunta mia)
Aromi ( vaniglia, scorze di limoni etc etc)
Mescolate la farina con il burro, aggiungete lo zucchero e poi le uova, il pizzico di sale e gli aromi. Amalgamate bene insieme e formate una palla e richiudetela in pellicola trasparente e riponete in frigo almeno mezz’ora o congelate, fino all’utilizzo.

Per ottenere le tortine, stendete la frolla fredda sul piano di lavoro leggermente infarinato con un mattarello allo spessore di 4-5 mm. Tagliate con un coppa pasta di 12-13 cm di diametro dei cerchi di impasto che posizionerete dentro degli stampini monoporzione da 8 cm di diametro. Pizzicate i bordi, in modo da formare dei cestini, bucherellate il fondo con una forchetta e metteteli in freezer 15-20 minuti, il tempo che il forno arrivi a temperatura.
Preriscaldate il forno a 190°C, quando arriva a temperatura abbassate a 180°C ed infornate gli stampini per circa 20-25 minuti.
Lasciateli raffreddare e se non li utilizzate subito, conservateli in una scatola di latta (per non più di 3-4 giorni).

Fette di pere essiccate

2 Pere Williams

Lavate le pere e asciugatele e affettatele sottilmente con tutta la buccia e torsolo,con l’aiuto di una mandolina. Posizionatele sulla leccarda del forno rivestita di carta forno ed infornate a 70°C con forno ventilato per il tempo che servirà a farle essiccare e prendere il colore dorato, dopo circa 25-50 minuti però giratele, per avere la “cottura” omogenea.


Assemblare le tortine

Preriscaldate il forno a 180°C.


Prendete le tortine già cotte, riempitele con tocchetti di formaggio ed infornate il tempo che questo si sciolga. Posizionate le tortine ancora calde su un vassoio o piatto da portata, aggiungete un po’ di miele su ognuna, decorate con la fetta di pera essiccata e servite calde.




Enjoy!!!

mercoledì 13 marzo 2019

BABÁ di ADRIANO COTINISIO in un unico stampo ( NORDIC WARE)




Di Babà ne ho fatti e anche pubblicati, ma ora dopo aver provato questa ricetta, posso affermare con assoluta certezza che a mio avviso sono arrivata al risultato che desideravo in maniera definitiva.
 Volevo provare a fare una ricetta di un grande maestro (anche di enorme modestia a mio avviso) Adriano Cotinisio, che non è nuovo qui sul mio blog proprio perchè il suo nome è una garanzia di serietà, ricerca, studio e lavoro.Ho avuto la fortuna di fare un paio di corsi con lui e Paoletta Sersante e vi assicuro che sono stati una bellissima esperienza anche proprio per conoscere bene i termini utilizzati in materia e poterli mettere in pratica.
Detto questo la ricetta del Babà di Adriano per me è LA ricetta, quindi sarà quella che ora utilizzerò nei secoli.


Ho studiato un po' in giro per capire come poter utilizzare uno dei TRE magnifici stampi Nordic Ware ricevuti in regalo dalle mie adorate Valentina e Cristiana, perchè la ricetta nasce per i classici Babà "monoporzione" e anche perchè io di solito usavo la classica teglia in alluminio un po' più sottile, mentre quelle Nordic Ware sono più "possenti" come spessore. e quindi dovevo studiare bene i tempi di cottura.
Però devo dire che me la sono cavata abbastanza bene e soprattutto ho ottenuto quello che dice Adriano stesso:

 Il babà perfetto al taglio o al morso si comporta come una spugna, si comprime fino poi a tagliarsi opponendo una leggera resistenza, e conserva questa elasticità per qualche giorno.

Ed infatti nell'immergerlo nello sciroppo di Rum, l'ho strizzato ed è rimasto integro e non potete capire la mia soddisfazione quando ho realizzato che ce l'avevo fatta.

La ricetta sembra lunga, ma in realtà ho cercato di essere più chiara possibile proprio per avere all'occorrenza sempre a portata di mano tutti i passaggi per come li ho eseguiti, senza rischiare in futuro di dimenticare qualche cosa.



A fine di tutto vi dico nelle note che in realtà alcune preparazioni si possono fare in momenti diversi, così che quando sarete pronti per servire il vostro dolce risparmierete sui tempi.




350 g farina forte (occorre una W 350)*
5 uova medie (o grandi se si è pratici)**
30 g di acqua tiepida (per lievitino)
75 g di burro
2 cucchiai rasi di zucchero
4 g di lievito di birra secco (oppure come da ricetta 15 g  di lievito di birra fresco)
 6 g di sale  

Per rifinire:

Sciroppo al Rum
Gelatina di albicocca
Crema Pasticcera alla panna
Crema Chantilly (panna montata, zucchero a velo e semini di vaniglia)

In una ciotola mescolate il lievito con 25 grammi di farina (presi dal totale) e poi sciogliete e mescolate tutto in 30 grammi di acqua tiepida. Coprite la ciotolina con pellicola trasparente per alimenti e ponete a 28°C (io ho la funzione defrost e lievitazione nel mio forno, quindi utilizzando il termometro a sonda Ikea, porto il forno a 28°C di temperatura e spengo, ma anche tenendo la lucina del forno stesso sono certa si possa ottenere una buona temperatura).
Dopo mezz’ora mettete nella ciotola dell’impastatrice SOLO gli albumi (i tuorli vanno in un bicchiere- io li suddivido direttamente singolarmente dentro dei bicchierini da caffè coprendoli con pellicola per alimenti, in frigo), mescolateli con una frusta a mano senza montarli, avviate la macchina (io KitchenAid) a vel 1 (bassa) ed unite lentamente a pioggia tanta farina quanta ne basta (attenzione NON TUTTA) per ottenere un impasto morbido che ancora si attacca alle pareti della ciotola. Coprite sigillando bene con pellicola trasparente e fate riposare trenta minuti.
Riavviate la planetaria con il gancio a foglia (K), aggiungete il lievitino ed una spolverata di farina, quando comincia ad incordare aggiungete un tuorlo e, ad assorbimento avvenuto, una spolverata di farina. Quando comincia a tirare, aumentate leggermente la velocità (2) e continuate con un tuorlo e la farina e lo zucchero fino ad esaurimento (conservate un ultimo spolvero di farina). Con il terzo tuorlo unite il sale. Fate incordare bene l’impasto, capovolgendo con l’aiuto di un tarocco o spatola l’impasto due volte, l’impasto diventerà molto elastico (dovrà fare i fili), a questo punto aggiungete il burro appena morbido (non in pomata) a fiochetti sempre con la macchina in movimento, e lasciate che si incorpori lentamente. All’assorbimento versate l’ultimo spolvero di farina ed incordate capovolgendo due o tre volte, la pasta dovrà tendere a staccarsi dalla ciotola. (attenzione dovrà tendere a staccarsi, ma non lascerà le pareti della ciotola completamente pulite come invece richiesto in altre preparazioni). 
Montate il gancio ad uncino, avviate la macchina a vel. 3 e fate andare fino ad incordatura completa allargando un lembo di impasto dovrete ottenere il cosiddetto "windows effect", o più semplicemente “velo”.


Con l’aiuto della spatola raccogliete a palla nella ciotola stessa della planetaria, coprite con pellicola trasparente, sigillando bene e riponete tutto a 28°C.


Quando avrà più che triplicato il volume (ci possono volere anche tre ore) rovesciate sul piano di lavoro ben infarinato e date le pieghe delsecondo tipo, serrando bene l'impasto.
A questo punto ci sarebbe la mozzatura mozzarella se voleste procedere a fare i classici Babà monoporzione, e quindi per questo vi rimando alla ricetta sul blog di Adriano. Io invece procedo per l’utilizzo che ne ho fatto in un unico stampo.
Imburrate molto bene lo stampo (io utilizzando uno stampo stupendo della Nordic Ware – “Gold Crown Bundt” diametro 26 cm / h 10 cm  / 2,4 litri di capienza), spargendolo bene negli angolini con l’aiuto di un pennellino da cucina. ***
Dopo aver serrato l’impasto fate un buco al centro e posizionate nello stampo, coprite con pellicola trasparente, mettete a 28°C (io sempre nel forno spento) e lasciate più che raddoppiare, deve arrivare praticamente al bordo, ci vogliono da 2 a 3 ore circa (poi dipende sempre dalle temperature del periodo)e levate la pellicola, sia per evitare che si attacchi e anche per iniziare a far formare la pelle. Togliete da forno spento e preriscaldatelo a 220°C (nel mio forno uso la funzione forno ventilato totale).



Infornate a 185°C per circa 6-7 minuti, nella tacca più bassa partendo dal fondo, dopo di che abbassate il forno a 175°C e cuocete per altri 15 minuti. E gli ultimi minuti di cottura, che nel mio caso, con il mio forno, sono stati 14-15 la temperatura la abbasso a 170°C. Insomma come prima volta se utilizzate uno stampo simile anche come consistenza al mio, io vi consiglio di monitorare la cottura, perché ogni forno ha una storia a sé, c’è a chi capita negli ultimi 10 minuti di dover coprire il Babà con un foglio di carta di alluminio perché se no tende a scurirsi troppo per esempio.
Togliete dal forno, fate raffreddare nello stampo per una decina di minuti e poi sformatelo a raffreddare bene su una gratella.

Qua ci sono due opzioni (anche tre in realtà, ma quella di congelare il babà una volta fredda è una prova, riuscita, che ho fatto solo con i babà mono porzione, ma sono certa si possa fare anche con un unico stampo grande):

-la prima è procedere a inzuppare il Babà-
-la seconda che è quella che ho utilizzato io, è che una volta raffreddato bene ho chiuso bene tutto dentro a della pellicola trasparente per alimenti e lasciato così fino al giorno dopo, questo perché era venerdì e desideravo servirlo la domenica. Come lo stesso Adriano insegna il Babà va inzuppato preferibilmente il giorno prima di mangiarlo, proprio per fare maturare bene bene tutti i sapori.



*La mia voglia di provare questa ricetta era troppo forte per aspettare che mi arrivassero le scorte delle Farine del Molino Rossetto che aspettavo come la W400, che normalmente mescolo con la W330 per ottenere qualcosa che mi dia la forza della farina a W350, quindi HO OSATO ( e mi è andata benissimo, però è anche vero che Adriano stesso mi ha insegnato bene come deve essere un impasto per considerarlo pronto) fare questa ricetta con il solo uso della W330, che avevo a casa.

**Per il discorso di cui sopra con le farine io sono andata con uova grandi, perché sono quelle più fresche che riesco a trovare, ma se non vi sentite sicuri usatene di più piccole tranquillamente.

*** Fondamentale per un Babà in un unico stampo, che questo sia con il buco per ottenere una cottura perfettamente omogenea.

Quindi il giorno successivo ho preparato lo sciroppo seguendo però la ricetta di Paoletta Sersante (altra grande maestra insieme ad Adriano, ed infatti i corsi fatti li ho fatto con entrambi!):

  

375 g zucchero
500 ml di acqua
Rum scuro

Sciogliete zucchero in mezzo litro di acqua e lasciate bollire per 5 minuti. Versate questo sciroppo tiepido in una bottiglia da litro ed aggiungete il Rum fino a completare il litro.

Gelatina di albicocca da spennellare

100 ml di acqua
3 cucchiai di zucchero rasi
3 cucchiai colmi di confettura di albicocche
1 cucchiaino colmo di gelatina neutra

In un pentolino portate a bollore l’acqua con lo zucchero. Spegnete il fuoco ed aggiungete la confettura di albicocche con la gelatina neutra e mescolate bene.  Filtrate bene con un olino e la gelatina per spennellare il vostro Babà è pronta. Conservatela coprendola con pellicola trasparente
Il Babà non va annaffiato, ma IMMERSO, quindi versate metà dello sciroppo di Rum, tiepido, dentro ad un contenitore abbastanza capiente da contenere il Babà e da poterlo rigirare. Bucherellate il fondo del dolce con uno spiedino di legno (la parte che nel vassoio andrà sotto) ed immergete il babà nel contenitore a testa in giù, irroratelo con il resto dello sciroppo, lasciatelo qualche minuto, poi con le mani strizzatelo, semplicemente pressando, e rifategli assorbire lo sciroppo, e rigiratelo un paio di volte.
Posizionate il vostro dolce su un vassoio o piatto da portata, che abbia ovviamente i bordi lievemente alzati e spennellatelo tutto con la gelatina di albicocche, che serve anche per creare un “film” protettivo in modo che il dolce non si asciughi all’aria, e comunque copritelo bene con pellicola trasparente o sotto una campana.



Crema Pasticcera alla panna (di Paoletta Sersante)

400 ml di panna fresca
600 ml di latte fresco
1 baccello di vaniglia
4 uova intere
80 g di farina
300 g  zucchero
1 pizzico di sale

Mettete in un pentolino il latte, la panna e il baccello di vaniglia aperto e portate quasi a bollore.
Nel frattempo in una ciotola sbattete bene le uova con lo zucchero e il pizzico di sale. Aggiungete la farina setacciata e mescolate; versate nella ciotola il latte tutto di un colpo passandolo attraverso un colino a maglie fitte.
Rimettete in una casseruola a fuoco bassissimo mescolando sempre con una frusta a mano. Quando la crema sarà ben addensata sarà pronta.
Conservatela coprendola a contatto con pellicola trasparente per alimenti.
Decorate il vostro dolce con crema pasticera ( o come ho fatto io con crema pasticcera alla panna), panna montata, chantilly, zabaione, frutta fresca, quello ce insomma più vi piace!!!

NOTE FINALI per organizzare i tempi

-Come già detto sopra nella ricetta il Babà lo si può preparare anche 3 giorni prima, l'importante che dopo averlo sformato, e fatto raffreddare, lo sigilliate benissimo con della pellicola trasparente, onde evitare appunto che all'aria tenda a seccarsi.
Se voleste provare a congelarlo, sempre chiuso bene in pellicola lo potete mettere in freezer (anche due settimane prima) e poi lo scongelate, nel forno spento il giorno prima ma sempre lasciandolo nella pellicola. Questa prova (ma lasciandoli a scongelare nel forno solo la notte) l'ho già fatta con i classici Babà monoporzione, per questo credo che una notte non possa bastare per il Babà grande, ma provate.
-La Crema la si può fare anche il giorno prima, quando praticamente inzupperete il dolce.
-Lo sciroppo di Rum, se conservato ben chiuso in una bottiglia, si può preparare anche una settimana prima, l'importante è che poi sia tiepido quando bagnerete il Babà.




Enjoyyyyyyyyyyyyy your babà!!!

lunedì 11 marzo 2019

SCACCIATA SICILIANA DI TUMA, OLIVE E ACCIUGHE




Di scacciate qua sul blog ne ho davvero pubblicate tante, da quella preferita con patate e salsiccia a quella con i broccoli che insieme a quella "semplice" con Tuma, acciughe e olive sono i veri classici del genere, almeno qui a Catania.
Ho cambiato leggermente le dosi delle farine perchè non lo so, ma diciamo che la farina di semola la trovo più "rustica" così come deve essere una buona scacciata. E  quindi poiché secondo me questa versione con la Tuma e acciughe non poteva mancare qui sul blog ecco che la propongo  nella sua pura bontà, in un periodo in cui è ancora più adatta considerando il periodo di Quaresima per chi magari non desidera mangiare carne il Venerdì.


SCACCIATA TUMA OLIVE E ACCIUGHE

350 g di farina di semola rimacinata
150g di farina 00
200 ml di acqua
100 ml di latte intero
4 g di lievito di birra secco ( o 12 grammi di lievito di birra fresco)
10 g di zucchero
10 g di sale
20 ml di olio extra vergine d’oliva

750 g di Tuma fresca (va bene anche un Primo sale o un pepato Fresco)
Aggiughe (io sott’olio)
Olive nere
cipolletta fresca
pepe nero
olio extra vergine di oliva

In una ciotola (io di solito ormai lavoro questo impasto con il kitchenAid con  con il gancio ad uncino) versate la farina e mescolatela con il lievito di birra. Sciogliete lo zucchero con il latte tiepidi, aggiungete lo zucchero in una brocchetta.  Mettete la planetaria in movimento (vel 1-2) e aggiungete il mix di latte e zucchero alla farina, fate amalgamare ed aggiungete il sale. Raccogliete con una spatola dai bordi, ribaltate l’impasto e rimettete la planetaria in movimento aggiungendo l’olio. Aumentate la velocità e fate lavorare una decina di minuti. Formate una palla e coprite nella ciotola stessa della planetaria con pellicola trasparente e lasciate lievitare fino al raddoppio, mediamente vi basteranno un paio di ore.
Preriscaldate il forno a 250°C.
Rivestite una teglia del diametro di 30 cm con carta forno.
Infarinate leggermente un piano di lavoro con farina di semola, e prelevate 2/3 dell’impasto lievitato e cominciate ad allargarlo e stenderlo con le mani fino ad avere un diametro di 38-40 cm in modo da stenderlo nella teglia lasciando fuoriuscire i bordi.


Tagliate la Tuma a fettone e riempite la teglia, aggiungete le olive snocciolate a pezzetti, la cipolletta tagliata finemente, i pezzetti di acciughe, macinate del pepe nero sopra e coprite con il resto dell’impasto tenuto da parte ma steso prima a mano molto sottile.










































Sigillate bene i bordi, e ritagliate la pasta in eccesso, e richiudete bene formando un cordoncino di impasto. Bucherellate con i rebbi di una forchetta la superficie e condite con olio extra vergine di oliva abbondante che spennellerete bene.
Infornate abbassando il forno a 220°C e cuocete circa 30-40 minuti, o fino a che la superficie non avrà assunto un bel colore di “cotto”.
Tirate fuori dal forno, condite ancora con altro olio extra vergine d oliva con l’aiuto di un pennello da cucina e coprire 10 minuti con un panno di cotone. Il modo migliore per mangiare la scacciata e poco più che tiepida, quando il formaggio è morbidissimo.



mercoledì 6 marzo 2019

THE RECIPE-TIONIST di MARZO-APRILE




Se il mese scorso ero in ritardo ora mi sa che sto perdendo l’aereo. Per fortuna THE RECIPE-TIONIST va dal 15 del mese al 15 diquello successivo e quindi sembra io sia ancora in tempo per comunicare a tutti chi ci ospiterà dal 15 Marzo a scegliere le sue ricette.
Pasqualina, che ringrazio per la grande pazienza di essersi trovata nel mese in cui la mia distrazione per mille impegni è arrivata ai massimi livelli, mi ha prontamente fornito le sue cinque scelte tra chi si è buttato con grande entusiasmo nel suo blog, quando il mese scorso è toccato a lei ospitarci per il suo mese felice.
Sono breve e rapida, non è stato facile cercare tra le mille stupende ricette di Pasqualina, perché c’è l’imbarazzo della scelta, oltre che la bravura in tutto quello che fa, ma sono certa che nemmeno per lei sia stato facile decidere i cinque finalisti.

Ed ecco qua le sue parole:

“Ecco le mie preferenze per il mio mese felice, ancora incredula di aver vinto nel precedente.

2.Polpette di spinaci e nociole su rema di Gorgonzola diPixelicious di Sara: la foto mi ha rapita, poi, punto ulteriore a suo favore, è stata una delle prime ricette! Eseguita benissimo! Inoltre mi ha ricordato la mia cara Serena “Maffo”, che mi fece conoscere questa preparazione perfetta per aperitivi, antipasti e buffet.

5.Saccottini alla Ravellese di Profumo di limoni diValentina: da sola Valentina mi ha omaggiato per dieci. In un mese non prolificissimo di contributi lei, da sola, ha risollevato la media! La devo ringraziare per tante gentilezze elargite nei miei confronti, è già sul podio del mio cuore ma in questo gioco sarò obiettiva. Non la scelgo per l’amicizia ma la scelgo per la tenacia dimostrata nell’esecuzione della ricetta. Nonostante abbia avuto una improvvisa difficoltà durante la preparazione non si è persa d’animo ed è riuscita a trasformarla e renderla gradevole e appetitosa ugualmente. Foto da urlo, ovviamente.

8.Torta alle carote di Cake's amore di Patrizia: con la “Torta di carote” alla quale, grazie ad un favoloso stampo, ha donato regalità e preziosità. Una torta semplice ma l’ha saputa vestire in maniera eccelsa. Le foto, molto belle, completano il quadro. Molto brava!

11.Panino Napoletano di Boeuf à la mode di Cristiana: eseguiti stra bene e fotografati ancora meglio. Accompagnati da un post godibile che mi ha fatto sorridere e immedesimare! Anche il gulash era notevole ma di fronte ai panini napoletani, come si dice a Napoli, “si fermano gli orologi”!

13.Chiffon Cake di La cucina delle emozioni di Dony: la bella persona che è traspare dalle sue preparazioni. È gentile e delicata. Aveva  il blog “in ristrutturazione” ed ha voluto comunque partecipare. Onorandomi della sua presenza e delle sue mani d’oro. Inutile dire che la Chiffon era perfetta, alta e dorata al punto giusto.
Se posso tengo molto a ringraziare Luisa di Ricettelle, che ha replicato parecchie ricette del mio blog nonostante i problemi di salute del mese e Lucia di Le ricette di Lucy che mi ha onorata anch'essa con la preparazione del gattó. Siete state tutte molto care!”

E questo mese avrà il suo mese felice:



                              la Chiffon Cake 




                              di La cucina delle emozioni di Dony


Come sempre vi aspettiamo con le vostre ricette dal 15 Marzo al 15 Aprile.
Le regole del THE RECIPE-TIONIST  sono sempre QUI
Le ricette di Dony le trovate QUI

Le vostre ricette

1.Biscottini al cocco e lime di Profumo di Limoni di Valentina


martedì 5 marzo 2019

GRAFFE DELIZIOSE di Paoletta Anice e Cannella




Martedì Grasso 2019 e noi delle Pie Donne non potevamo perderci l’occasione di friggere qualcosina, perché sia chiaro da domani dieta ferrea, digiuno, minestronzi, verdurine e "tristemela"… pazienza un sacrificio immenso, lo so, prima di affrontare il lettino al lido sul mare. Ma oggi darò gli ultimi colpi di gloria con la pasta ai cinque buchi (quella ai sette non sono andata a prenderla poiché ancora convalescente da bronchite e raffreddore) e carne al sugo e ovviamente una bella graffa che definire divina è riduttivo.
Ovviamente se si deve peccare bisogna farlo al meglio e quindi sono voluta andare a colpo sicuro con una ricetta di Paoletta di Anice eCannella, le sue Graffe!!!
Sotto la ricetta stessa troverete le note di Paoletta, ma anche le mie e leggetele bene prima di mettervi a lavorare, perché il risultato è garantito, ma inizialmente la consistenza morbidissima e un po’ appiccicosa dell’impasto vi potrebbe sconfortare, ma non demordete, è tutto nella norma.



500 g di farina 00
230 g di patate gialle a polpa farinosa bollite (n°2 patate medie circa, ma pesatele)*
200 g di latte fresco intero**
100 g di uova intere (circa 2 piccole)
50 g di zucchero semolato***
50 g  di strutto (va bene anche il burro, ma io avendo strutto di ottima qualità ho usato ovviamente lo strutto)
4 g di lievito di birra secco ( ma vanno bene anche 12 g di lievito di birra fresco)
scorze di 1 arancia e di 1 limone grattugiate e se si vuole(io ho voluto) ½ puntina di coltello di semi di vaniglia naturale
1 pizzico di sale (1/2 cucchiaino raso)

Inoltre:
q.b. zucchero semolato
q.b. cannella macinata (facoltativo)

Nella ciotola della planetaria, con il gancio a foglia o “K”, versate il latte**, la farina, le patate bollite (passate nello schiacciapatate e lasciate intiepidire), il lievito, lo zucchero, le uova intere, lo strutto morbido ( o burro), gli aromi naturali, il sale fino e lavorare per circa 20 minuti fino ad ottenere un composto liscio e piuttosto morbido****. Nei 20 minuti di lavorazione ribaltate l’impasto un paio di volte, giusto per avere la certezza che tutti gli ingredienti siano ben amalgamati. Con l’aiuto di una spatola disponete l'impasto all'interno di un contenitore capiente, coprite con pellicola trasparente e fate 'puntare' per circa 30 minuti.
Nel frattempo ritagliate circa 16 quadrati di carta forno.
Versate uno spolvero di farina sull’impasto e sgonfiatelo, fate un mucchietto di farina sul piano di lavoro ed infarinate molto bene le mani (l’impasto così riuscirete a lavorarlo), prelevatene delle piccole porzioni da circa 65/70 g ciascuna, fate una pallina ben infarinata e  formate il buco al centro 'a ciambella'. Sistemate su una teglia rivestita  con i 16 quadrati di carta forno***** e rimettete a lievitare fino al raddoppio del volume iniziale, per circa 1 ora (io ho posizionato il tutto sulle leccarde del forno e messo dentro al forno stesso a lievitare). Friggete in abbondante olio di semi di arachide (oppure strutto) a 170° C (fate sempre la prova o con un avanzo di impasto o con il manico di un cucchiaio di legno, immergetelo nell’olio bollente e se si riempie di tantissime micro bollicine, l’olio è pronto), completando la cottura prima da un lato e poi dall'altro, in modo da ottenere la caratteristica "linea" centrale. Sgocciolate brevemente su carta assorbente e, ancora calde, rotolatele nello zucchero semolato (se piace aromatizzato alla cannella). Servite appena tiepide e/o consumate in giornata, piuttosto congelatele. E' possibile gustarle "nature" oppure, come fa Paoletta, siringarle in più punti (alla base) con della crema pasticcera densa, o nutella o confetture di frutta.



* Per chi non avesse voglia di bollire le patate, può sostituirle con i fiocchi che si trovano comunemente in commercio, ma Paoletta stessa consiglia di usare le patate: Ho provato per due volte ad usare i fiocchi e vengono assolutamente meglio con le patate!
** I liquidi vanno sempre aggiunti gradualmente: la dose può, infatti, variare in base al diverso potere di assorbimento delle farine. In questo caso, si dovrà comunque ottenere un impasto piuttosto morbido.
*** La dose di zucchero iniziale, che ho ragionevolmente ridotto, era di 100 g: credo sia un apporto più che sufficiente.
**** Il procedimento, come ribadisco, non segue le regole canoniche: si aggiungono subito i grassi, non ci sono pieghe etc. Aggiungo io: considerate che l’impasto sarà morbidissimo, quindi dovrà risultare si lucido, con filamenti, ma non aspettatevi che si aggrappi tutto sul gancio e vi lasci le pareti della ciotola pulita.
***** Per evitare di compromettere la lievitazione delle graffe, considerato che l'impasto debba risultare piuttosto morbido, è preferibile immergerle nell'olio con l'ausilio della carta da forno stessa, la quale andrà rimossa poco dopo, non appena si sarà staccata dalla 'ciambella', aiutandovi con una pinza da fritti.





Enjoy your Mardì Gras!!!

PIE FRIED NIGHT by Pie donne

giovedì 7 febbraio 2019

SIMIT - CIAMBELLE DI PANE al SESAMO TURCHE


Dal nostro viaggio ad Istanbul , tra i tanti ricordi, uno dei miei preferiti a livello "gastronomico" sono stati i Simit. Degli anelli di pane ricoperti di sesamo, che vendono per strada ad ogni angolo su panchetti, ma anche su dei cariolini con vetrinetta, è stato amore al primo morso!
I Simit stanno ad Istambul come i Bagels  stanno a New York.
Nel bellissimo libro comprato in Turchia, "Anatolia" di Somer Sivrioglu e David Dale, leggo che la ricetta dei Simit è vecchia di almeno 400 anni, infatti nei documenti del Palazzo di Topkapi già nel 1593 ci sono cenni sui "simid-i halka"  (simit tondi).
Appena lasciate le valige in Hotel, abbiamo attraversato il ponte di Galata per dirigerci a fare un giro in battello sul Bosforo, e lì è nato l'amore, mi sono trovata davanti un carriolino pieno di questi anelli ricchi di semi di sesamo e con pochissime lire turche me ne sono comprata uno e sarà stata la fame, il freschetto del tardo pomeriggio di Novembre, mangiato e gustato e subito deciso che volevo la ricetta. Me ne sono mangiata almeno un paio ogni giorno, tra quelli serviti a colazione e quelli presi per strada durante e scarpinate a scoprire Istanbul.




La ricetta l'ho presa dal succitato libro e appena sfornati mi sono ritrovata in quella magnifica città che è Istanbul, croccanti, e buoni mangiati anche dopo qualche ora. Li ho anche congelati e vi assicuro che la fragranza non si perde.
Però se volete provare anche un'altra ricetta, potete passare da Paola, che spiega che esistono due versioni quelle delle pasticcerie, che risultano più soffici, e quelli di strada, che invece sono più fragranti, a voi provare entrambe le versioni e decidere quale continuare a fare, perchè una cosa è certa, sono così buoni che si rifaranno.


SIMIT  (Ciambelle di pane al sesamo Turche) - da "Anatolia" di Somer Sivrioglu e David Dale

250 ml di acqua
5 g di lievito di birra secco
2 cucchiaini di zucchero
400 g di farina 00 (più quella per spolverare)
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
45 ml di panna fresca (leggermente montata)
1 cucchiaino di sale
250 g di saba 
150 g di semi di sesamo

Mescolate 250 g di acqua in una ciotola con il lievito e lasciate riposare 5 minuti.
Setacciate la farina nella ciotola della planetaria (io uso KitchenAid)e con il gancio a "foglia" (K) mescolate aggiungendo il mix di acqua e lievito, aggiungete l'olio e la panna semi montata. Impastate per circa 5 minuti, in modo da ottenere un impasto soffice (se il risultato fosse un po' appiccicoso, aggiungete qualche spolverata di farina). Coprite la ciotola con un panno di cotone umido e fate lievitare per circa un'oretta, un'ora e mezza.
Preriscaldate il forno a 230°C.
Aggiungete il sale e impastate per altri 3-4 minuti.
Infarinate il piano di lavoro e dividete l'impasto in 8 pezzi e formate delle palline. Fate riposare 5 minuti. Con le mani infarinate allungate ogni pallina a filoncino di 50 cm circa e poi arrotolate le due estremità a mo' di cordoncino. Unite i due finali in modo da ottenere un anello.

*Portate ad ebollizione la saba diluita con 200 ml acqua*. Nel frattempo tostate i semi di sesamo, senza mai perderli di vista, perchè si bruciano in un nanosecondo, dovranno raggiungere un bel colore dorato.
Appena il mix di saba bolle immergete ogni Simit per un minuto circa come si fa per i bagel. Scolateli con un mestolo forato ed "immergeteli" nel vassoio pieno di semi di sesamo e ricopriteli completamente.  Adagiateli su una teglia ricoperta di carta forno. Infornate per circa 20 minuti, o comunque fino a quando raggiungono un bel colore dorato deciso e risulteranno fragranti.
Serviteli caldi con burro o feta, ma vi assicuro che anche a temperatura ambiente sono favolosi.



*In realtà la ricetta del libro dice di immergerli in aqua e saba fredde, ma qui ho voluto invece seguire il consiglio di Paola, perchè desideravo avvicinarmi il più possibile alla ricetta mangiata per strada ad Istanbul, e sono convinta che il versare i Simit in liquidi bollenti non solo aiuti a dare lucidità al risultato finale, ma anche a far si che la crosta mantenga la croccantezza.


Io consiglio di farne anche una dose in più, e anche di dimensione più piccina, perchè da servire per un aperitivo, o un tè, o anche per arricchire un cestino del pane per pranzo o cena danno varietà e anche tanto gusto.

lunedì 4 febbraio 2019

AGGLASSATO Siciliano di carne



''Agglassato", ricoperto di glassa. Poco dopo aver conosciuto quello che è a tuttora mio marito, una delle sue zie ci preparò la pasta con il sugo dell' "agglassato", cosa di cui io non avevo mai sentito parlare, e per secondo l' "agglassato" stesso. Ritengo che la ricetta della zia Carla, attualmente quasi 92enne, sia quella che fino ad oggi resta la mia preferita, forse proprio perchè con lei fu la mia prima volta con un must della cucina Siciliana.
In Sicilia l' "agglassato" o "aggrassatu" è un secondo a base di carne, dove la salsa che si forma in cottura diventa come una glassa. Ogni famiglia, ogni città di questa meravigliosa isola ha la sua ricetta e sono tutte davvero ottime, perchè si tratta di cuocere la carne come uno spezzatino o uno stufato. C'è chi si attiene alla ricetta di base che vuole la carne di agnello cotta solo con le cipolle, chi aggiunge del concentrato di pomodoro, chi carote e chi patate.
Io mi sono basata sulla ricetta della zia Carla, che anche se non cucina più tanto, ha a memoria tante ottime ricette, invece del lacerto di vitello come usava lei, ho scelto un pezzo di trinca, per dare una lenta cottura, e com'è usanza con il sughetto ho condito anche la pasta.
Come dicevo più su la ricetta originale vorrebbe la carne di agnello, ma ormai la ricetta con la carne di vitello ha forse surclassato la vecchia ricetta. La salsa che si forma con la cottura delle cipolle, grazie ai grassi della carne stessa diventa più densa, regalando al piatto quella consistenza tipica di "glassa", quindi dovesse risultare poco poco liquida, lasciate andare sul fuoco a pentola senza coperchio.
Siamo ancora in un periodo dell'anno in cui le temperature ci permettono di mangiare piatti così gustosi e ricchi, considerando anche che qui in Sicilia è un piatto della Domenica, o dei giorni di festa, come in questo periodo a Catania che si festeggia Sant'Agata, io vi consiglierei di farlo!



AGGLASSATO Siciliano di carne

1 kg di trinca di vitello
1 g di cipolle ramate
200 ml di vino bianco
olio extra vergine di oliva
sale
pepe nero macinato al momento
Pecorino Siciliano grattugiato

Sbucciate ed affettate finemente le cipolle, e mettetele da parte.
In una casseruola capiente (io ho utilizzato la mia Staub in ghisa di 30 cm di diametro) versate l'olio extra vergine di oliva e sigillate il pezzo di carne intero su tutti i lati, ci vorranno 10-15 minuti in totale. Aggiungete le cipolle, il sale, il vino e coprite con il coperchio e fate cuocere, mescolate ogni tanto e girate il pezzo di carne. Abbassate il fuoco e continuate la cottura per un paio d'ore.
Le cipolle si disferanno per quanto saranno morbide, con un cucchiaio di legno schiaciatele, ma se volete fare prima levate la carne e passate tutto al minipimer.
Potete  a vostro gusto aggiungere alla salsa qualche spolverata di Pecorino Siciliano. Servite caldo a pezzi o fette.



Ripeto con la salsa il giorno stesso, o quello dopo ci si condiscono i maccheroni, fidatevi ne vale la pena.


venerdì 25 gennaio 2019

TORTA DI CAROTE di Pasqualina la nostra THE RECIPE-TIONIST




La settimana scorsa o giù di lì Pasqualina, la nostra THE RECIPE-TIONIST di questo mese, pubblica le foto di una torta che già solo a guardarla rende felici. E non c’è stata altra scelta che rifarla quasi subito, anzi vi dirò che aspettando amici nel pomeriggio del sabato seguente per le nostre prove di ballo (poi vi racconterò) ho dovuto aspettare qualche giorno per poter provare questa ricetta e fremevo, non chiedetemi perché, ma fremevo come un bambino che passa davanti all’albero di Natale e vede già qualche pacchetto ben confezionato e freme per aprirlo, ma non può.
Fatta la torta che è di una semplicità assurda, messa nel piatto da portata, una volta a tavola per essere servita è stata la rivelazione dell’anno, complimenti a non finire e qualcuno che ha cominciato a dire di non assaggiarla, perché doveva essere tutta sua. Beh considerando che è veramente una passeggiata prepararla, so già cosa portare alle prossime prove di ballo. Ora è così soffice e umida che accompagnata con una crema di lato potrebbe essere deliziosa anche per un dopo cena, insomma io la trovo un passepartout eccezionale, dalla colazione, al tè ad un dopo pasto. E beh se non mi credete, almeno provatela. Capirete perché fremevo a farla quanto prima.


TORTA DI CAROTE  di Pasqualina Filisdeo
Per l'impasto

300 g di farina di mandorle
300 g di carote crude, grattugiate
300 g di zucchero semolato
4 uova intere
80 g di farina 00
30 g di olio di semi
1 bustina di lievito per dolci (16 g)
1 arancia, buccia grattugiata (o come ho fatto io 4 scorze di arance candite)
1 limone, buccia grattugiata
un pizzico di sale
1 punta di cucchiaino di semi di vaniglia
½ cucchiaino di estratto di vaniglia (facoltativo)

Pelate le carote, pesatele e tritatele con l’aiuto di un cutter, io ho usato il Bimby, a cui ho aggiunto lo zucchero e frullato tutto pochi secondi. Se usate le scorze di arance candite, vanno  frullate insieme alle carote e allo zucchero.
Versate le carote grattugiate con lo zucchero in una ciotola e aggiungete la farina di mandorle, gli aromi e per ultimo le uova e l’olio, mescolate bene con un cucchiaio di legno. Formata la pastella incorporate anche la farina 00 precedentemente miscelata al lievito e passata al setaccio.
Preriscaldate il forno a 190°C.
Imburrate ed infarinate uno stampo da 24/26 cm di diametro e versare il composto.
Cuocete a 190°C  per i primi 10 minuti, a 180°C per altri 45 minuti circa. Fate sempre la prova stecchino per verificare la cottura. Deve risultare asciutto.


Una volta fatta raffreddare, sformate e spolverate con zucchero a velo.
Si mantiene perfettamente morbida e “moist” (umida) anche 3 giorni (oltre la torta non ci è arrivata).

mercoledì 23 gennaio 2019

STRUDEL SALATO AI BROCCOLETTI E SPECK




Ricetta facilissima e velocissima, che si può preparare davvero in meno di un’ora e mezza, se poi si ha l’impasto ponto e i broccoletti già sbollentati, diventa davvero un gioco da ragazzi.
Un paio di sere a cena da carissimi amici abbiamo mangiato benissimo e tantissimo e a cena quasi terminata la padrona di casa si ricorda che aveva uno strudel salato preparato da sua sorella per noi, e niente eravamo troppo sazi, così ne ha dato un bel pezzo da portare a casa per l’indomani e appena scaldato in forno ho avuto una folgorazione per quanto mi è piaciuto, incluso l’impasto.
Insomma ho chiesto subito la ricetta e via whatsapp mi è arrivato un link de “la Cucina Italiana”,  alla prima occasione ho dovuto rifarlo e le persone a cui l’ho offerto è piaciuto tanto.
In rosso trovate le mie modifiche e aggiunte, perché farà ridere ma io il Gruyère non sono riuscita a reperirlo, ma nonostante io abbia cambiato qualcosa assicuro che la bontà non ne ha risentito.


STRUDEL SALATO AI BROCOLETTI E SPECK 

Per l’impasto**
150 g di farina
70 g di burro a temperatura ambiente
1 uovo
1 pizzico di sale
2 cucchiai di acqua fredda

Per il ripieno
500 g broccoletti
150 g formaggio Emmenthal (la ricetta originale parla di Gruyère)
50 g di Pecorino grattugiato
100 g Speck Alto Adige Igp a fette
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
1 spicchio di aglio
1 tuorlo
sale pepe

Impastate la farina con il burro, l’uovo, un pizzico di sale e 2 cucchiai di acqua, fino a ottenere un composto elastico; scaldate una casseruola sul fuoco e, quando è ben calda, ponetela sopra l’impasto capovolta, senza che lo tocchi; lasciate riposare per 15’. *

Mondate i broccoletti, divideteli in pezzi e lessateli in acqua bollente salata per 6-7 minuti, quindi rosolateli in una padella con un cucchiaio di olio extra vergine di oliva, lo spicchio d’aglio e una macinata di pepe per 3-4 minuti. Versateli in una ciotola con i formaggi e frullate( io ho usato il Bimby, ma va benissimo anche un frullatore ad immersione).
Pre riscaldate il forno  a 190°C.
Infarinate il piano di lavoro con un po’ di farina; stendete l’impastocon un mattarello, tirandolo finché non risulterà un rettangolo quasi trasparente, ribaltatelo su un canovaccio pulito e quindi distribuitevi le fette di speck al centro per tutta la lunghezza, mettetevi sopra il ripieno di broccoletti e arrotolate lo strudel, aiutandovi con il canovaccio.

Chiudetene le estremità e togliete le eccedenze di pasta alle estremità e chiudete lo strudel a forma ciambella; rinforzate il punto di giunzione con un po’ di impasto spennellato di acqua. Trasferite la ciambella dal canovaccio su una teglia rivestita di carta da forno, con l’aiuto di una pala. Mescolate un tuorlo e spennellatelo sulla ciambella e infornatela a 190 °C per 30 minuti circa.
Servite tiepido.


NOTE:
*-io ho scaldato un’insalatiera con acqua nel microonde, svuotata, asciugata e coperto con il contenitore caldo l’impasto.
** l’impasto si può fare anche un giorno due prima, basta chiuderlo in pellicola per alimenti e conservarlo in frigo. Sarà sufficiente tirarlo fuori dal frigo un paio d’ore prima e fare l’operazione di coprirlo con il contenitore caldo 15 minuti prima di stenderlo.


Non ribaltate la ciambella prima di cuocerla, lasciate la chiusura dell'impasto sopra, se no vi si potrebbe rompere la superficie come è accaduto a me, anche se comunque il risultato non è stato inficiato.