lunedì 24 settembre 2018

SIU MAI...i ravioli cinesi con carne di maiale TAKE-AWAY


Adoro fare la pasta fatta in casa, e credo che se date un'occhiata QUI possiate rendervene conto! Anzi direi che visto che l'Estate torrida sta lasciando spazio a dolci e piacevoli giornate in cui vado lo stesso al mare, sto riprendendo il mio tagliere da impasto e tirando fuori le farine dal frigo. Avete letto bene, i primi di Maggio inizio a conservare le farine in frigorifero per evitare il proliferarsi di quelle farfalline odiose che ad ogni Estate facevano capolino nella mia dispensa, obbligandomi a buttare via troppe cose, così ho trovato l'espediente per evitare ecatombi.
La ricetta che pubblico oggi l'ho fatta tempo fa, quando il cavolo verza era di stagione, e ho aspettato appunto che fosse nuovamente il periodo in cui ricomincia a fare capolino dai banchi del fruttivendolo per proporvela.
Della cucina cinese ve ne avevo brevemente parlato con questi  ravioli cinesi , e rieccomi a riproporre sempre pasta ripiena; in Cina esistono centinaia e centinaia di ricette su questo tipo di pasta tanto che molti vengono chiamati Siu Mai, che letteralmente significa " a portar via", proprio perchè vengono venduti per strada e prodotti in continuazione.
Il ripieno che ho usato io non è una ricetta originale, almeno io penso non lo sia, sono andata a gusto personale, ma sono convinta che in qualche famiglia cinese ci sarà chi li fa come i miei. Cinese però è sicuramente la forma, una di quelle che a mio avviso ho visto più spesso e che mi piace anche tanto esteticamente. Non sono difficili da fare, basta prenderci la mano.




SIU MAI con RIPIENO DI MAIALE E VERZA


Impasto per i ravioli   

280 g di farina macinata a pietra molino Rossetto (ma va benissimo anche un 00)
175 ml di acqua bollente**
maizena per spolverare il piano di lavoro

**Poichè l'acqua è caldissima io per impastare gli ingredienti uso la planetaria.
Versate nella ciotola della planetaria con il gancio K la farina e poi aggiungente lentamente l'acqua.
Lavorate il tempo che l'acqua sia stata assorbita dalla farina, dovete ottenere un impasto morbido ma tenace, quindi eventualmente valutate se va aggiunto un cucchiaio di acqua o di farina. Impastate qualche secondo, giusto il tempo che l'impasto sia ben amalgamato e non sovra lavorate l'impasto. Deve risultare liscio, ma elastico. pressate l'impasto con un dito, deve ritornare inddietrro, ma lasciare una lieve impronta.
Formate una palla ed inseritela in un sacchetto per alimenti, eliminando l'aria prima di chiuderlo bene, in alternativa avvolgete in pellicola trasparente.
Mettete da parte a temperatura ambiente a riposare minimo 20 minuti massimo due ore.
Dopo questo riposo potete fare i ravioli, oppure metterla in frigo tutta la notte, ricordandovi però prima di lavorala di riportarla a temperatura ambiente.

Spolverate della maizena sul piano di lavoro e stendete l'impasto con il mattarello ad uno spessore di 2-3 mm circa.


Con un coppa pasta di circa 10 cm di diametro formate i cerchi di impasto e per tenerli freschi teneteli coperti con un panno umido.

Per il ripieno 

350 g di lonza di maiale tritata
5 foglie di verza, sbollentata e tritata fine
1 cucchiaio di olio di sesamo
1/2 spicchio di aglio (grattugiato fine)
1 cucchiaio di zenzero fresco(grattugiato fine)
2 cucchiai di salsa di soia 

In una padella larga soffriggete nell'olio di lino l'aglio e lo zenzero, aggiungete le foglie tritate finemente di verza e la carne di maiale, e fate cuocere bene, aggiungete la salsa di soia. Mescolate e cuocete a fuoco vivo. Assaggiate si sale e se serve aggiungete qualche altra goccia di salsa di soia.
Spegnete, fate raffreddare e frullate tutto. 

Fate i ravioli

Poggiate su metà dischetto di impasto un cucchiaino di ripieno, inumidite i bordi della pasta con un velo di acqua e chiudete a mezzaluna, pressando bene. Prendete il raviolo in mano e con l'aiuto delle dita "arricciate" i bordi.
Posizionate ogni raviolo sul cestello di bambù, sul cui fondo avrete posizionato un disco di carta forno.
Completati i ravioli, mettete sul fuoco una pentola abbastanza capiente da contenere i cestelli impilati di bambù, con due dita d'acqua e portate a bollore. Inserite i cestelli, spegnete il fuoco, coprite con il coperchio e lasciate che i ravioli siano cotti.



Accompagnateli con della classica salsa di soia, ma anche con delle verdurine croccanti vicino.

Enjoy

lunedì 17 settembre 2018

MAINE SHRIMP CHOWDER ...MY WAY- Zuppa di gamberetti ispirata dal Maine



Dalle foto sembra chiaro che qua siamo ancora in Estate, quella di Settembre piacevole, tranquilla, ma che già accorcia le sue giornate, con le scuole aperte, e il sentore di un Autunno ancora un po' lontano, anche se dall'Etna iniziano ad arrivare i primi profumatissimi funghi Porcini.
Eppure la ricetta che segue mi è stata ispirata comprando dei bei gamberetti freschi, pensando al Maine e ai magnifici colori Autunnali che già staranno iniziando a colorare gli alberi, i boschi, i parchi e le campagne del New England, terra in cui la clam chowder è più famosa, ma in questa parte del Nord America esiste anche un'ottima e meno famosa "Shrimp Chowder", io l'ho leggermente. Modificata perchè non avevo un bel porro in casa  e anche perchè ho aggiunto 1 cucchiaino di olio extra vergine di oliva, e non mi pento assolutamente di questi minimi cambiamenti.
Oltre ad essere facilissima a mio avviso risolve un pranzo come piatto unico, ma è anche un'idea da tenere in considerazione se ad una cena di pesce non si vuol proporre un primo a base di pasta o risotto. E per di più è anche senza glutine!!!



MAINE SHRIMP CHOWDER (my way)
per 4 porzioni

1 kg di gamberi freschi (con il carapace*)
2 lt d acqua
100 g di pancetta a strisce leggermente affumicata
60 g di scalogno finemente affettato (my way, in realtà ci vorrebbe un porro)
700 g di patate
60 g di burro
200 ml di panna fresca
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva (my way, non lo usano!)
sale e pepe nero macinato al momento
prezzemolo tritato per servire


Sbucciate i gamberi (* di solito lo faccio fare al pescivendolo, a cui chiedo di conservarmi i carapaci), metteteli in una ciotola, coprite e mettete in frigo a raffreddare bene.
In una pentola mettete i carapaci dei gamberi e cuoceteli nell'acqua facendo sobbollire per 10 minuti.
Filtrate questo "brodo" e mettete da parte.
In una padella versate la pancetta e fatela rosolare per un minuto circa, aggiungete lo scalogno con il cucchiaio di olio extra vergine di oliva e quando inizia a diventare morbido, circa 5 minuti, aggiungete le patate, mescolate e fate cuocere 7-8 minuti. Aggiungete metà del brodo di carapaci, mescolate nuovamente e coprite con un coperchio facendo cuocere per 10-15 minuti, fino a quando le patate non saranno tenere, spegnete il fuoco. Prelevate 1/3 delle patate stando attenti a non prendere anche la pancetta e frullatele con un frullatore ad immersione e versate nuovamente nella zuppa, coprite e mettete da parte.
In un tegame abbastanza capiente sciogliete il burro a fuoco medio, alzate il fuoco e aggiungete i gamberi belli freddi, versate la panna , mescolate e portate a bollore, lasciate bollire circa 30-40 secondi. A questo punto versate i gamberi con il loro mix nella zuppa di patate e pancetta e mescolate bene. Assaggiate di sale e macinate un bel po' di pepe nero. Coprite con un coperchio e lasciate riposare 10 minuti.
Servite in ciotole da zuppa con qualche foglia di prezzemolo.

Note:
questa zuppa può anche essere congelata, basterà scongelarla e scaldarla. Mescolate bene e servite.


Enjoyyyyyy!



venerdì 14 settembre 2018

VICTORIA- BRITISH COLUMBIA



Un viaggio di tre anni fa, ma difficile da dimenticare, soprattutto quando da Tofino siamo giunti nella magnifica e così "royal" Victoria, capitale della British Columbia!
La città che prende appunto nome dalla grande regina Victoria, ricordata in tutta downtown sia nelle costruzioni di alcuni palazzi, compreso il Parlamento che dai ricchi e favolosi tè del pomeriggio!
Il tempo in quei primi giorni di Settembre non è stato al massimo, spesso la pioggerellina l'ha fatta da padrone, ma complici i miei rainboots e un paio di comodi ombrelli fornitici dall'Hotel non ci siamo scoraggiati.



Il pomeriggio appena arrivati siamo andati di corsa fuori città a visitare i giardini tra i più belli mai visti, i Butchart Gardens e la pioggia ci ha dato tregua, è stata una passeggiata rilassante e piacevolissima, tra migliaia e migliaia di coloratissimi fiori, un luogo creato da un'appassionata Jennie Butchart più di 100 anni fa che è passato di generazione in generazione diventando ad oggi un "National Historic Site of Canada"!


I ristorantini sono in continuo fermento, molti utilizzano solo ed esclusivamente prodotti locali e come altrove abbiamo mangiato sempre bene, che fosse per uno spuntino o una cena, come il "10 Acres Farm", dove i prodotti utilizzati sono prodotti dalla loro fattoria e anche molto vicino al nostro ottimo Hotel il "Magnolia Hotel" vicinissimo al Parlamento della città che è nel centro storico dove poter visitare e girare tranquillamente a piedi, tanto che la mattina seguente abbiamo consegnato la macchina che ci aveva accompagnato per tutto il viaggio dalla partenza a Calgary. Nello stesso pomeriggio abbiamo visitato la Chinatown di Victoria carina e ricca di birrerie e bistrot.
Il giorno lo abbiamo dedicato al centro della città con il Parlamento bellissimo con visita guidata,che è anche un museo della città e dello Stato  e del centro storico nelle strade  piene di carinissimi negozi e boutique e dove è facilissimo infierire con lo shopping senza alcun ritegno per le carte di credito.


Visita assolutamente da fare perchè oltre che essere un sito storico è proprio bello da vedere è il Fairmont Empress Hotel, ormai avrete capito che i Fairmont in Canada durante questo viaggio me li sono visitati tutti perchè sono qualcosa di spettacolare ovunque vi troviate, anche se non ci alloggiate, ma hanno negozi, cafè, ristoranti che meritano, (e non mi vergogno a dire che un buon tè ce lo siamo bevuti anche in quello di Shanghai in Cina). La cosa migliore in assoluto da non perdere in questo Hotel oltre a girarlo e visitarlo è appunto il tè che potrete fare dalla mattina fino alle 18, e considerate di saltarci un pasto perchè non avete idea di cosa vi servono oltre al tè, noi non avendo calcolato bene i tempi ce lo siamo persi e non potete capire quanto io ci sia rimasta male, ma e qui il MA dà grandi speranze, abbiamo rimediato alla grandissima al Fairmont di Vancouver che vi racconterò alla prossima puntata.



Altra zona  da visitare a Victoria è dove si trovano le case galleggianti al Victoria Harbour, coloratissime, vivaci, allegre e avendo anche avuto la fortuna che finalmente il sole ha deciso di uscire vi assicuro che è davvero una passeggiata piacevole, tanto che viene voglia di sognare di comprare una di queste case e farci un B&B.




Altro posto da vedere è sicuramente il Beacon Hill Park, sul mare, con i totem altissimi della First Nation.





Unica pecca forse da parte nostra è stato passarci solo tre notti in una città così bella, però ad essere onesta benché si trovi dall'altra parte del mondo sento che ci tornerò perchè a noi quel lato del mondo è piaciuto davvero tanto e ci è restato nel cuore.




TRAVELS NOTES:

-HOTEL MAGNOLIA: eccellente il servizio, favolose le camere, con parcheggio se siete in auto.

-FAIRMONT EMPRESS HOTEL: DA NON PERDERE, soprattutto il tè nell'antica sala con servizio indimenticabile

-BUTCHART GARDENS: meritano assolutamente una visita, e non preoccupatevi se piove, forniscono ombrelli trasparenti comodi, parcheggi infiniti, bar, cafè, negozi e ristoranti ottimi, e per tutto lanno, TUTTO l'anno ripeto troverete fiori colorati.

-10 ACRES RESTAURANTS:a km zero, consigliato perchè oltre alla qualità dei prodotti anche il risultato in cucina è stato al TOP.

-HOUSE OF PARLIAMENT: molto interessante, che offre un quadro completo della storia di tutto il British Columbia come stato del Commonwealth (foto dell'attuale sovrana, Elisabetta si sprecano).

-FLOAT HOMES: una delle passeggiate più rilassate e piacevoli in città, CONSIGLIATISSIMA

-HISTORIC DOWNTON:bellissima

-BEACON HILL PARK: consigliatissimo

mercoledì 12 settembre 2018

TRECCIA DI BRIOCHE con CONFETTURA DI MIRTILLI



Spesso mi capita in Estate di fare le brioche col tuppo da accompagnare con la granita Siciliana  e mi capita anche di fare vedere ad amici come si fa. Per poter fare questo ed accorciare un poco i tempi in modo da poter anche fargli assaggiare le brioche calde, di solito preparo un impasto prima in modo che lieviti così da fargli vedere la formatura delle brioche, e poi rifaccio l'impasto per fare vedere appunto come si eseguono i vari passaggi, in questo caso aggiungo  meno di lievito di birra, così che dopo aver fatto partire la lievitazione, metto chiuso in frigo a procedere con una lenta lievitazione. Di regola con questo secondo impasto rifaccio le brioche che congelo così da averle pronte da ripassare in forno all'occorrenza, ma ogni tanto capita che voglia provare qualche cosa di un po' diverso e così è nata questa "trecciona" con confettura di mirtilli ottima a colazione e servita a fette.


TRECCIA di BRIOCHE  e CONFETTURA di MIRTILLI

500 g farina Manitoba
3 grammi di lievito di birra disidratato
200 g latte intero a temperatura ambiente
120 g di zucchero
1 uovo L
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di aroma Panettone*
1 cucchiaino estratto di vaniglia
80 g di burro a temperatura ambiente
200 g di confettura di mirtilli

1 uovo e latte da spennellare sulla superficie prima di infornare e zucchero


Mescolate il latte con lo zucchero.
Mettete la farina nella ciotola della planetaria (io KitchenAid) e con il gancio a uncino cominciate a mescolare insieme al lievito di birra a bassa velocità . Aggiungete il mix di latte e zucchero e fate assorbire tutto il liquido alla farina. Ogni tanto spegnete la macchina e date una girata all’impasto (ribaltate) con l’aiuto di una spatola. Dopo circa  3-4 minuti aggiungete l’uovo e fatelo assorbire completamente all’impasto, aumentando la velocità a 4-6 , per circa 4 minuti. A questo punto aggiungete il pizzico di sale e sempre con il gancio in movimento aggiungete gli aromi. Fate lavorare la planetaria ad alta velocità fino a che non vedrete che l’impasto sarà tutto attaccato la gancio, avendo lasciato pulite le pareti della ciotola. Infine abbassate la velocità a 6 e cominciate ad aggiungere il burro a tocchetti. Fate andare la planetaria per circa 7-8 minuti , fino a quando vedrete l’impasto ben incordato, tutto aggrappato al gancio , e le pareti della ciotola saranno completamente lucide.
Prendete l’impasto, fatene una palla, mettete in una ciotola chiudete con coperchio o pellicola trasparente per alimenti e fate partire la lievitazione, dopo 30 minuti circa riponete nella parte bassa del frigo tutta la notte ( fino ad un massimo di 20-22 ore).
Tirate fuori l’impasto dal frigo e portate a temperatura ambiente, ci vorranno circa un’ora, un’ora e mezza, dipende dalla temperatura della vostra cucina.
L’impasto sarà pronto quando sarà raddoppiato.
Spolverate un po’ di farina su un piano di lavoro e rovesciate l’impasto, ungetevi leggermente le mani con un filo di burro e formate un rettangolo, dallo spessore di 1 cm circa. Dividete l’impasto in due strisce per il lungo, spalmate su ogni striscia la confettura, lasciando liberi un cm di impasto per poter chiudere bene ogni pezzo, chiudete bene ed intrecciate i due “cilindri” di impasto. Imburrate una teglia da plum cake e adagiatevi dentro la brioche farcita.


Fate lievitare nuovamente circa un’ora. Preriscaldate il forno a 180*C.
Mescolate il tuorlo con il latte e spennellate la superficie del dolce, cospargete di zucchero semolato ed infornate per 30-40 minuti, o comunque fino a quando la brioche non avrà
À preso un bel colore dorato.
Servite tiepido a fette a colazione o con un buon tè.

*Qui da noi a Catania si trova questo aroma nei negozi specializzati per la fornitura di bar e pasticcerie, ma mi rendo conto che non è facile da reperire altrove, molti si chiederanno se è proprio necessario, in realtà direi proprio di si, perché dà alle brioches proprio il profumo caratteristico delle stesse. Però si può anche fare qualcosa di simile in maniera più casalinga, prendendo due noci di burro, e facendole scaldare giusto un minuto (non di più) con le zete di un’arancia e quelle di un limone . Fate raffreddare (non tenetelo in frigo più di due tre giorni) e sostituite un cucchiaio di questo aroma homemade all’aroma di panettone.

martedì 11 settembre 2018

9/11 NEVER FORGET

Credit: Mario Tama via Getty Images


In questi anni ho fatto amicizia con alcune persone sopravvissute a quel terribile giorno in cui tanto e troppo è cambiato, parlo come ogni anno dell'11 Settembre. Alcune sono amicizie su facebook, che non è un mezzo poi così virtuale se si impara a conoscersi tramite foto, messaggi e commenti! Una di loro, Lisa di cui vi ho parlato in "A beautiful day to be alive" e in "It reminds me of" l'ho finalmente conosciuta lo scorso anno durante l'ennesimo viaggio a New York ed è stato incredibile sentire la sua storia dalla sua voce, capire il suo dolore, le sue paure di e da quel giorno. Lei non prende più una metropolitana, non sale più su un ascensore o su un palazzo con più di 5 piani. Se sente forti rumori si spaventa, perchè quel giorno lei era lì, dentro la prima torre colpita, ed era ad un isolato soltanto quando ha alzato gli occhi al cielo e ha visto il secondo aereo colpire la Torre Sud e tra le tante cose non può dimenticare quei rumori strani che arrivavano al suolo mentre si allontanava correndo, seguiti da urla di terrore, non ha mai voluto guardare cosa fossero, ma sentiva le persone vicino a lei strillare per l'atrocità di vedere corpi che saltavano giù da quegli stessi piani dove si trovava il suo ufficio... e non dimenticherà mai mentre cercava di arrivare al traghetto che l'avrebbe riportata a casa, quei volti di vigili del fuoco, paramedici e poliziotti che correvano e si dirigevano a salvare vite, sapendo a cosa stavano andando incontro .

Credit: NY Daily News via Getty Images

La cosa che in questi giorni mi sta lasciando sempre più sconvolta è che il numero delle persone malate e morte di cancro per le esalazioni delle ceneri e polveri, che subito dopo gli attentati erano lì ed aiutarono a scavare e cercare tra le macerie, che non si sono risparmiate alla pulizia e alla ricostruzione di Ground Zero nei mesi seguenti, stanno di gran lunga superando il numero delle vittime totali di quel giorno. La maggior parte di loro continuano ad essere poliziotti, vigili del fuoco e paramedici, gli stessi che quel giorno persero amici, fratelli, padri, madri e colleghi, molti di loro che per destino non erano tra quei morti, ma che nel tempo sono diventate vittime stesse di quegli attentati che devastarono il nostro mondo, un mondo che abbiamo perso un po' tutti.




Quest'anno il mio tributo lo dedico a loro a chi è "caduto" dopo quel giorno, a chi sta ancora lottando con dolore per non cadere!

Perchè se anche sono passati diciassette anni non si può e non si deve dimenticare.


lunedì 10 settembre 2018

CECI CROCCANTI ALLA PAPRIKA E ROSMARINO AL FORNO



Questi ceci erano pronti ben due mesi fa, ma come sapete a Luglio ho battuto la fiacca sul blog, o meglio, mi son data da fare per la tintarella al mare!
Ho avuto la fortuna che degli amici ci abbiano regalato dei ceci che definire "bio" è poco, sono coltivati nelle loro campagne, e a patto che prima di cuocerli li passassi uno ad uno per levare pietruzze e chicchi di grano, posso dire che mi sono sentita come quando da bambina si dovevano controllare così anche le lenticchie.
Inutile dire che ci ho fatto ottime insalate fredde e anche qualche zuppa per chi in casa ne è golosissimo, poi su facebook Nadina ha pubblicato questa ricetta  e ho dovuto rifarla praticamente subito.
L'unica differenza sta appunto che ho cucinato io i ceci, ma la comodità per chi non ne ha la fortuna di avere amici come i miei e non ha tempo è che Nadia usa quelli in scatola e vi assicuro la svolta per uno snack diverso, sfizioso e buono per un aperitivo che sia diverso dalle noccioline e patatine.


CECI  CROCCANTI al ROSMARINO e  PAPRIKA (di Nadina Serravezza)

 500 g di ceci secchi* (Nadina usa quelli in scatola precotti, basterà tamponarli con un panno di cotone)
½ cipolla
sale
2 cucchiai di Farina 0 rasi
2 cucchiai Paprika dolce rasi
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
2-3 rametti di Rosmarino
sale q.b.

*I ceci che ho usato io erano di quest’anno quindi non ho acuto bisogno di ammollarli in acqua prima della cottura, ma in caso mettete i ceci in una ciotola con acqua per una-due ore.
Cuocete i ceci in abbondante acqua con mezza cipolla, fino a quando diventeranno morbidi, aggiungete il sale 5 minuti prima di spegnere il fuoco.
Scolateli, fateli raffreddare e tamponateli su un canovaccio di cotone o con carta assorbente da cucina.
Preriscaldate il forno a 200°C.
Mettete i ceci in una ciotola, aggiungete la paprica, la farina ed infine l’olio extravergine d'oliva e mescolate per farli insaporire bene. Prendete la leccarda del forno, rivestitela con la carta forno e metteteci i ceci, avendo cura che non siano sovrapposti. Aggiungete metà del rosmarino.
per 30/40 minuti circa. Dopo 15 minuti circa, muovete i ceci per farli dorare uniformemente. I ceci saranno pronti quando saranno completamente dorati. Una volta cotti, salateli ed aggiungete il restante rosmarino.
Conservate in contenitori a chiusura ermetica anche per 2 mesi. Serviteli sia caldi che  temperatura ambiente, con un buon vinello fresco e buon aperitivo.


venerdì 7 settembre 2018

FOCACCIA VELOCE



Metti un sabato che decidi di improvvisare una cena e ti viene anche voglia di focaccia, ma sai che il tempo di lunghe lievitazioni non ce l'hai... niente, non ti butti giù e vai a ripescare la ricetta base con cui prepari le scacciate  e via veloce ad impastare e a far lievitare il tuo impasto,complici le calde temperature siciliane!
La teglia utilizzata è quella della focaccia pugliese favolosa per delle cotture perfette, e la trovo pure bella da fotografare, per dire!
Ovviamente io ho optato per dei pomodorini, ma anche con semplice olio e rosmarino, o patate e cipolle il risultato sarà ottimo...basta scatenare la fantasia che la fame e la golosità vi ispireranno!


FOCACCIA GUSTOSA FACILE E VELOCE

Per la focaccia
280 g  di farina di semola rimacinata
220 g di farina debole
200 g di acqua a temperatura ambiente
100 g di latte a temperatura ambiente
7 g di lievito di birra disidratato
10 g di zucchero
10 g di sale
30 g di olio extra vergine di oliva

Per il condimento
Pomodorini
Sale
Pepe
Olio extra vergine di oliva
Origano

Nella ciotola della planetaria (io KitchenAid ) con il gancio ad uncino mescolate le farine con il lievito di birra disidrato. In una brocca fate sciogliere lo zucchero nell’acqua con il latte e versate tutto nelle farine con la macchina in movimento. Quando gli ingredienti saranno bene amalgamati aggiungete l'olio e ribaltate l’impasto un paio di volte con l’aiuto di una spatola. Aggiungete il sale e fate lavorare bene la planetaria ribaltando ogni tanto per 8-9 minuti. Rovesciare l’impasto sul piano di lavoro e fate  un giro di pieghe di tipo 2 e l formate una palla e mettete a lievitare  in una ciotola per un'ora circa coprendo con pellicola trasparente, comunque fino al raddoppio.
Prendete l’impasto, rovesciatelo sul piano di lavoro, ripetete un giro di pieghe tipo 2, poggiate la palla che formerete sulla teglia di ferro (diametro cm 38 ) che avrete unto con olio di oliva extra vergine, e coprite con un panno per 20 minuti. Stendete con le mani l’impasto aiutandovi con i polpastrelli delle dita  (non usate mattarello perché eliminereste l’aria formatasi durante la lievitazione).
Pre riscaldate il forno a 230°C.
Lavate e mondate i pomodorini, tagliateli a metà e mettetene tanti sulla superficie della focaccia dal lato del taglio, salate, pepate versate olio di oliva e cospargete di origano.
Infornate per circa 25-30 minuti, o fino a quando avrà preso un bel colore.
Sfornate e coprite 5-6 minuti con un panno di cotone, se la servite calda o tiepida andrete in estate. Ma anche il giorno seguente con una veloce passata in forno caldissimo vi darà grandi soddisfazioni!



mercoledì 5 settembre 2018

ZUCCHINE FRITTE



Altra ricetta abbastanza estiva, ma stra facile e veloce e di successo assicurato è questo piatto che in realtà trovo adatto sia come contorno che come appetizer da gustare mentre si aspetta la cena con in mano un bicchiere di ottimo vino!
Ricetta che ho imparato da mio papà, non ricordo se lui usa la farina debole o di semola come invece ho fatto io, ma poco importa perchè il risultato resta sempre eccellente.
A dirla tutta non le preparo mai le zucchine così, poi una decina di giorni fa il "flash" per ammazzare il tempo in giardino mentre aspettavamo con amici che si cuocesse la pasta e... recito il Mea Culpa per non averci pensato prima ad una soluzione così sfiziosa. Per fortuna le zucchine qua si trovano ancora buone e fresche e quindi non perderò occasione per deliziare gli amici in attesa dei piatti successivi da gustarci seduti a tavola.

ZUCCHINE FRITTE

4 zucchine verdi
farina di semola rimacinata
sale

olio di mais o arachidi (se avete la certezza di non avere ospiti allergici alle arachidi) per friggere

Mentre portate l'olio a temperatura dentro un pentolino (io prediligo sempre la frittura in profondità), lavate e mondate le zucchine. Tagliatele a listarelle e passatele in abbondante farina di semola. mettetele in un colapasta per levare la farina in eccesso e quando l'olio sarà a temperatura (io faccio sempre la prova con il manico di un cucchiaio di legno se si riempe di bollicine l'olio è pronto) versate metà delle zucchine (se avete usato una pentola non troppo grande occorrerà friggere in due tre volte, ma fidatevi che è velocissimo) e fate colorare bene. Scolatele su un piatto con carta da cucina assorbente e salata, nel frattempo continuate a friggere il resto delle zucchine. Salate e trasferite su un piatto da portata.
Sono ottime sia calde che a temperatura ambiente.

ENJOY!!!




lunedì 3 settembre 2018

PEACH CRUMBLE- crumble di pesche



Tornati tutti dalle vacanze? beh noi si! Siamo stati in Perù, di cui un giorno vi racconterò, e i miei giorni al mare non sono comunque finiti, per fortuna!
Qua fa ancora caldo e i buoni frutti dell'Estate come le pesche gialle fanno ancora bella mostra sui banconi dai fruttivendoli. Avendo improvvisato una cenetta con amici in giardino, sapendo che sarebbe arrivato dell'ottimo gelato, ho voluto fare comunque qualcosa con le pesche comprate la mattina e un crumble secondo me è un ottimo compromesso tra il dolce e la frutta che con la pallina di gelato giusta, come vaniglia o fior di latte (ma anche dell'ottima panna fresca appena montata eh), si sposa alla perfezione.


CRUMBLE DI PESCHE

Per 4 porzioni

3 pesche a pasta gialla grandi
3 cucchiai di zucchero semolato
1 cucchiaio di zucchero di canna grezzo
1/4 di cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
noce moscata

burro per le teglie

Per il crumble

100 g di farina 
80 g di  zucchero semolato
40 g di zucchero di canna grezzo
1/4 di  cucchiaino sale
100 g di burro freddo a pezzetti (tenetelo in freezer 15-20 minuti)

70 g di fiocchi di avena

Preparate il crumble, versando la farina, gli zuccheri, il sale ed il burro freddo a tocchetti in un mixer e fate girare velocemente per pochi secondi. Dovete ottenere un mix di briciole "grossolano"; aggiungete e mescolate i fiocchi avena.
Pre riscaldate il forno a 190°C.
Conservate in freezer e nel frattempo sbucciate le pesche, tagliatele a spicchi e in una ciotola mescolate con lo zucchero e le spezie.
Imburrate delle mini teglie e distribuite le pesche in parti uguali.
Coprite, senza fare nessuna pressione, on il crumble ed infornate per circa 30 minuti, o fino a quando vedrete che la superficie si sarà colorata per bene.



Servite calde o anche a temperatura ambiente.

NOTE:
-il crumble avanzerà, ma potete conservarlo in freezer così da averlo pronto per ogni occasione, basta che quando lo conservate in un contenitore a tenuta ermetica, non lo pressiate, in modo da avere delle briciole da spargere sulla vostra frutta.
-potete congelare anche il prodotto finito, e scongelarlo un paio di ore prima di servirlo, basterà passarlo 10 minuti in un forno caldissimo.
- Qui trovate le versioni alla pera o alla mela, versioni più Autunnali, ma comunque sempre ottime.