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martedì 28 gennaio 2020

RACCONTI IN VALIGIA... son tornata dalle vacanze estive!



Vi avevo avvisato con gli auguri di Natale che mi sarei rifatta viva a fine Gennaio. Il motivo? Siamo partiti prima della Vigilia per l'Australia e siamo tornati da una settimana. Il tempo di riprendermi dal jet-lag bello tosto ed eccomi qua.
Inizio l'anno con il mio blog con l'intervista che Rolling Pandas mi ha fatto al rientro, sul mio blog e le mie due grandi passioni la cucina ed i viaggi!!
La trovate QUI ed intanto buon 2020 a tutti, a breve torno con ricette e foto sul nostro ultimo "viaggione".

God bless you all!!!

mercoledì 3 aprile 2019

PANE VIOLA CON FARINA DI MAIS MORADO

                                      


L'Estate scorsa ho finalmente realizzato un altro dei miei sogni, e cioè quello di vedere il Machu Picchu con il sole che nasceva, e poi salire sulla cima del Wayna Picchu, la montagna a cono che sovrasta la "città perduta" degli Incas, cosa che solo 400 persone al giorno, delle 6000 che fino allo scorso anno potevano entrare nel sito archeologico, potevano fare( scrivo potevano perchè credo che il numero degli ingressi giornalieri a Machu Picchu sia diminuito ancora).

Machu Picchu e Wayna Picchu

Il Perù è tanto bello quanto faticoso, avete letto bene, a parte le città costiere come Lima, Paracas, passando dal deserto di Ica fino a giungere a Nazca per ammirare le famose "linee" sorvolando il territorio su un piccolo aeroplano, salendo sulle Ande si inizia a perdere ossigeno, più in alto meno respiro, e questo non è un problema di chi non è allenato o avanti con l'età, questo è un problema che superati i 3800 mt di altitudine può avere chiunque, anche uno scalatore esperto. A me è anche andata bene, perchè è mancato SOLO il fiato, camminando lentamente il problema  è risolvibile, qualcun altro in viaggio con noi ha avuto bisogno delle bombole di ossigeno per acclimatarsi, e qualcuno è dovuto tornare a bassa quota. Però il Perù ci è entrato nel cuore, per i colori, per le città coloniali, per i siti archeologici, per le persone dai volti segnati dal sole e dal poco ossigeno, e anche per il cibo.

Paracas

Tra i posti più belli dove ammirare i colori i mercati delle città di Arequipa, Cuzco, Pisac e Chinchero sono sicuramente quelli che è difficile da dimenticare. Frutta, verdura, pensate che in Perù i tipi di patate sono più di quattromila (QUATTROMILA, avete letto bene!!!), i mille colori dei filati di Alpaca, oggettistica, artigianato, sono infiniti.




A Cuzco al mercato coperto di San Pedro passeggiando tra le bancarelle, siamo passati davanti a quello con mais di tantissimi colori, blu, viola, nero arancio, giallo rosso e bianco e guardando con più attenzione in un cesto ho notato dei sacchetti trasparenti con polveri colorate, vengo attirata da quella colore lilla e subito chiedo cosa sia e mi rispondono che è farina di maus che serve per fare l' "API", ora immaginate la mia faccia, come se mi avessero detto il nulla. Chiamo Luisa la nostra magnifica guida personale e chiedo spiegazione. L'Api è una bevanda tipica delle Ande, in Perù come in Bolivia, che si fa con tantissima acqua, succo d'ananas, zucchero, scorza di arancia, chiodi di garofano e cannella, ma io mi ero fissata che una volta a casa non ci avei fatto questa bevanda e nemmeno una polenta, volevo provare a colorare il pane in maniera naturale e l'ho fatto!


foto presa dal WEB

Mi dispiace solo che di questa farina mi siano rimasti solo 600 grammi, ma non li sprecherò, anzi ho intenzione di fare un altro pane ma utilizzando lievito madre e semola, vediamo che esce fuori, ma so che il sapore non mi deluderà!


E nel darvi la ricetta vi auguro anche di poter andare in Perù un giorno perchè è bellissimo e si mangia anche tanto bene.


PANE VIOLA con farina di mais Morado (by Cuocicucidici)

Biga 

150 g di farina Manitoba
0,5 g di lievito di birra secco
150 g di acqua
3 g di zucchero

La sera prima preparate la biga mescolando tutti gli ingredienti dentro ad una ciotolina. Coprite con pellicola trasparente e lasciate a temperatura ambiente tutta la notte.

Impasto

biga
450 g di farina Manitoba
300 g di farina di mais morado
1/2 cucchiaino di lievito disidratato
450 g di acqua
5 g di sale fino
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva

Il giorno seguente alla mattina (io alle 9.00) inserite le farine con il lievito nella ciotola della planetaria e mescolate con il gancio ad uncino e iniziate a mescolare. Aggiungete tutta la biga, di seguito l'acqua e fate amalgamare; versate l'olio, il sale e fate lavorare per 10-15 minuti, ribaltando ogni tanto l'impasto.

Formate una palla, riponete in una ciotola e coprite con pellicola trasparente e fate lievitare circa 2 ore.


Rovesciate l'impasto su un piano di lavoro infarinato di farina di mais morado ed eseguite le pieghe del secondo tipo, infarinate con il mais un cestino da lievitazione e metteteci l'impasto con la chiusura verso l'alto.
Coprite con un panno di cotone e lasciate raddoppiare (circa 2-3 ore, dipende dalle temperature in casa).


Preriscaldate il forno a 265°C inserendo se l'avete nella tacca più bassa del forno una pietra refrattaria ( e se il vostro forno la prevede, la funzione con il calore solo dal basso) e poggiate sul fondo un pentolino con manico in acciaio con acqua.


Infarinate abbondantemente una pala da forno e rovesciate sopra l'impasto, fate dei tagli con una lametta o un bisturi e appoggiatelo sulla pietra refrattaria. Chiudete il forno ed abbassate la temperatura a 250°C e cuocete per 10 minuti. Abbassate la temperatura a 220°C e cuocete altri 20 minuti. Aprite il forno e spruzzate acqua sulla superficie del pane, continuate la cottura per altri 10 minuti.


Togliete il pane dal forno e copritelo 190-15 minuti con un panno di cotone e poi godetevelo come desiderate, con olio e qualche fettina di bottarga e scorzette di limone; burro e acciughe, pomodorini secchi e qualche cucchiaino di ricotta fresca.


Enjoy!!!

giovedì 7 febbraio 2019

SIMIT - CIAMBELLE DI PANE al SESAMO TURCHE


Dal nostro viaggio ad Istanbul , tra i tanti ricordi, uno dei miei preferiti a livello "gastronomico" sono stati i Simit. Degli anelli di pane ricoperti di sesamo, che vendono per strada ad ogni angolo su panchetti, ma anche su dei cariolini con vetrinetta, è stato amore al primo morso!
I Simit stanno ad Istambul come i Bagels  stanno a New York.
Nel bellissimo libro comprato in Turchia, "Anatolia" di Somer Sivrioglu e David Dale, leggo che la ricetta dei Simit è vecchia di almeno 400 anni, infatti nei documenti del Palazzo di Topkapi già nel 1593 ci sono cenni sui "simid-i halka"  (simit tondi).
Appena lasciate le valige in Hotel, abbiamo attraversato il ponte di Galata per dirigerci a fare un giro in battello sul Bosforo, e lì è nato l'amore, mi sono trovata davanti un carriolino pieno di questi anelli ricchi di semi di sesamo e con pochissime lire turche me ne sono comprata uno e sarà stata la fame, il freschetto del tardo pomeriggio di Novembre, mangiato e gustato e subito deciso che volevo la ricetta. Me ne sono mangiata almeno un paio ogni giorno, tra quelli serviti a colazione e quelli presi per strada durante e scarpinate a scoprire Istanbul.




La ricetta l'ho presa dal succitato libro e appena sfornati mi sono ritrovata in quella magnifica città che è Istanbul, croccanti, e buoni mangiati anche dopo qualche ora. Li ho anche congelati e vi assicuro che la fragranza non si perde.
Però se volete provare anche un'altra ricetta, potete passare da Paola, che spiega che esistono due versioni quelle delle pasticcerie, che risultano più soffici, e quelli di strada, che invece sono più fragranti, a voi provare entrambe le versioni e decidere quale continuare a fare, perchè una cosa è certa, sono così buoni che si rifaranno.


SIMIT  (Ciambelle di pane al sesamo Turche) - da "Anatolia" di Somer Sivrioglu e David Dale

250 ml di acqua
5 g di lievito di birra secco
2 cucchiaini di zucchero
400 g di farina 00 (più quella per spolverare)
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
45 ml di panna fresca (leggermente montata)
1 cucchiaino di sale
250 g di saba 
150 g di semi di sesamo

Mescolate 250 g di acqua in una ciotola con il lievito e lasciate riposare 5 minuti.
Setacciate la farina nella ciotola della planetaria (io uso KitchenAid)e con il gancio a "foglia" (K) mescolate aggiungendo il mix di acqua e lievito, aggiungete l'olio e la panna semi montata. Impastate per circa 5 minuti, in modo da ottenere un impasto soffice (se il risultato fosse un po' appiccicoso, aggiungete qualche spolverata di farina). Coprite la ciotola con un panno di cotone umido e fate lievitare per circa un'oretta, un'ora e mezza.
Preriscaldate il forno a 230°C.
Aggiungete il sale e impastate per altri 3-4 minuti.
Infarinate il piano di lavoro e dividete l'impasto in 8 pezzi e formate delle palline. Fate riposare 5 minuti. Con le mani infarinate allungate ogni pallina a filoncino di 50 cm circa e poi arrotolate le due estremità a mo' di cordoncino. Unite i due finali in modo da ottenere un anello.

*Portate ad ebollizione la saba diluita con 200 ml acqua*. Nel frattempo tostate i semi di sesamo, senza mai perderli di vista, perchè si bruciano in un nanosecondo, dovranno raggiungere un bel colore dorato.
Appena il mix di saba bolle immergete ogni Simit per un minuto circa come si fa per i bagel. Scolateli con un mestolo forato ed "immergeteli" nel vassoio pieno di semi di sesamo e ricopriteli completamente.  Adagiateli su una teglia ricoperta di carta forno. Infornate per circa 20 minuti, o comunque fino a quando raggiungono un bel colore dorato deciso e risulteranno fragranti.
Serviteli caldi con burro o feta, ma vi assicuro che anche a temperatura ambiente sono favolosi.



*In realtà la ricetta del libro dice di immergerli in aqua e saba fredde, ma qui ho voluto invece seguire il consiglio di Paola, perchè desideravo avvicinarmi il più possibile alla ricetta mangiata per strada ad Istanbul, e sono convinta che il versare i Simit in liquidi bollenti non solo aiuti a dare lucidità al risultato finale, ma anche a far si che la crosta mantenga la croccantezza.


Io consiglio di farne anche una dose in più, e anche di dimensione più piccina, perchè da servire per un aperitivo, o un tè, o anche per arricchire un cestino del pane per pranzo o cena danno varietà e anche tanto gusto.

lunedì 12 novembre 2018

YOĞURTLU PATLICAN SALATASI- INSALATA DI MELANZANE AFFUMICATE E YOGURT


E finalmente il giorno in cui misi piedi ad Istanbul, dopo anni che lo desideravo, arrivò!
Complice il  "ponte" festivo di Ognissanti e con mio marito abbiamo preso un comodo volo diretto di linea per arrivare in Turchia all'ora di pranzo. Il tempo di lasciare i bagagli nel bellissimo The House-Vault Karaköy, e siamo subito corsi sul vicinissimo Ponte di Galata a prendere il traghetto per farci un bel giro sul Bosforo ad ammirare le due sponde quella Europea e quella Asiatica ricche di palazzi e moschee che già alla vista raccontano un po' dell'Impero ottomano.


All'imbrunire di questo primo giorno di viaggio siamo saliti a Beyoğlu per arrivare a goderci il panorama del Corno d'oro con le colline di Sultanahmet in cima alla Torre di Galata.


Per la nostra prima cena con ricette Ottomane mi sono affidata ai consigli di Paola di Pâte à choux, che è stata anche così gentile da farci la prenotazione, e siamo andati alla Karaköy Lokantasi, trattoria tipica famosissima per pesce e i "meze" che sono una svariata infinità di antipastini a base di verdure, carne, pesce, e chi più ne ha più ne metta!!!


Nell'imbarazzo della scelta ne abbiamo scelti 6-7 e due in particolare ci sono entrati nel cuore, uno a base di salsa di yogurt e filetti di spigola marinata e un altro sempre a base di yogurt e melanzane affumicate.
Non mi voglio dilungare perchè sono rimasta così tanto affascinata dalla cucina Turca,che presto riprodurrò altre ricette e continuerò a parlarvi di questo viaggio. Ma una cosa dovete segnarvi se andate ad Istanbul, così come ho fatto io seguendo un utilissimo consiglio di Paola, quando andate al Mercato delle Spezie (da non confondere con il Gran Bazar) andate sul retro e uscite, vi ritroverete in stradine piene di negozietti e speziali, dove i prezzi sono ancora migliori e dove oltre al caffè Turco da Efendi, dovete comprare il Közmatik, una padella con sul fondo tante fessure oblique per affumicare gli ortaggi come melanzane e peperoni. Per poter fare la ricetta che segue è l'ideale, ma in mancanza potete "bruciare" la buccia delle melanzane direttamente sulle griglie del bbq se lo avete, o come fa Valentina usate una padella per le castagne, perchè  le melanzane devono "ammosciarsi" piano piano, non violentemente come succederebbe se le appoggiaste direttamente sulla fiamma.


Detto questo vi parlo della salsetta allo Yogurt che ricopre totalmente queste morbide melanzane affumicate, in realtà sono andata a memoria "gustativa", e ho creato un mix tra una salsa abbinata ai filetti marinati di spigola, ma non quella della Lokantasi Karaköy, e un'altra salsetta sempre abbinata a delle melanzane, e insomma mi sono fotografata il menu di un ristorante per avere una base degli ingredienti e paradossalmente il gusto è quello che cercavo.



YOĞURTLU PATLICAN SALATASI

2 melanzane piccole
400 g di Yogurt greco
4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
4 cucchiaini di Tahina
2 cucchiaini di succo di limone
2 cucchiaini di basilico fresco tritato
sale


Lavate le melanzane e asciugatele! Bucherellatele con una forchetta e mettetele sul Közmatik a fuoco vivace e fate bruciare tutti i lati della buccia. Quando sentirete la polpa morbida, spegnete e fate intiepidire (perchè levare la buccia ancora bollente vi assicuro non è mai una buna idea!). Tagliatele a metà e mettetele a scolare un po' perchè sono ricche di acqua.
Nel frattempo mettete lo yogurt in una ciotola e spremete l'aglio, aggiungete il basilico tritato, la Tahina, il succo di limone, il sale e l'olio extra vergine di oliva, e mescolate bene tutto con una frusta a mano.
Sbucciate le melanzane e tagliatele e filettini aggiungetele alla salsa di yogurt e mescolate. Fate riposare, per me serve un'oretta almeno per amalgamare bene tutti i sapori, quindi considerate anche di prepararla con qualche ora di anticipo e conservarla coperta in frigo, anche se ritengo che servita a temperatura ambiente sia al massimo del sapore.

-The House-Vault Karaköy : bellissimo Hotel in edificio d'epoca nel quartiere di  Karaköy, a pochissimi minuti a piedi dal Ponte di Galata, dalla Torre di Galata, dal Tram linea T1 (in 5 minuti si arriva a Sultanahmet e al Gran Bazar), approdo dei traghetti per il Bosforo, dal Mercato delle Spezie. Ottima e completa prima colazione, ristorante con roof e vista sul Bosforo. Personale gentilissimo e qualificatissimo. CONSIGLIATISSIMO
-Karaköy Lokantasi: ottima trattoria a 10 minuti a piedi dal suddetto hotel, ottimo menu, meze favolosi per tutti i gusti, e notevoli anche i dolci tutti rigorosamente Turchi. Personale gentile e preparato. CONSIGLIATISSIMO, ma serve la prenotazione con almeno una decina di giorni di anticipo.
-Giro con Turyol sul Bosforo, bello per passare un'oretta e mezza seduti a guardare la città dall'acqua con la possibilità di prendere un ottimo tè caldo o un classico caffè Turco. CONSIGLIATO
-Torre di Galata, se avete ammirato il tramonto dal traghetto la vista dalla Torre di Galata by night è la chiusura perfetta di una giornata ad Istanbul. Ammirare tutta la città con Moschee e monumenti illuminati ha un fascino notevole. Ci sono controlli al metal detector prima di arrivare alla biglietteria e questo può causare un po' di fila, di 20-30 minuti, ma una volta arrivati all'acquisto dei biglietti in due minuti di ascensore arriverete alla meta. CONSIGLIATISSIMO
-Mercato delle Spezie, ça va sans dire!

giovedì 11 ottobre 2018

SYRNIKI e SAN PIETROBURGO





Qualche giorno prima di Pasqua siamo andati a San Pietroburgo e sono felice di averlo fatto giusto in tempo per poter camminare ancora sulla Nieva ghiacciata e anche sul mar Baltico, perchè dal 1 Aprile di ogni anno non si può più fare fino all'arrivo dell'Inverno, quando i canali e i corsi d'acqua che attraversano la città diventano vere e proprie strade da attraversare per risparmiare tempo.


Inutile dire di quanto bella sia questa città, e non a torto direi che il cittadino Putin avrebbe voluto riportare la capitale della Russia qui. Ricca di palazzi eleganti tutti con una storia e una famiglia blasonata di cui raccontare.


Musei, chiese ortodosse, case da tè e cafè che hanno mantenuto il fascino dei tempi d'oro dell'Impero Russo quello degli zar. L'oro, quello che svetta verso in cielo dalle cupole delle chiese, oro vero, e come dicono da queste parti: È tutto oro quello che luccica.


Anche il panorama gastronomico offre tantissimo, e non avrei mai creduto di poter dire che si mangia davvero bene, quasi sempre i prodotti sono locali e di stagione, come da Hamlet + Jacks, con chef giovanissimi e brigata di cucina attenta e precisa.
Ci siamo organizzati con una guida privata per tre giorni a nostra disposizione secondo i nostri tempi con autista privato, che consiglio assolutamente per la comodità sia di non dover perdere tempo con i mezzi pubblici e il traffico che con il saltare le file nelle maggiori attrazioni come i palazzi d'Estate di Pietro e di Caterina per fare un paio di esempi.


Abbiamo alloggiato in un hotel centralissimo il Pushka Inn, sulla Moika, tra l'Hermitage e la Neskvy Prospekt, dove le colazioni erano favolose e per la nostra compagna di viaggio Stefania, anche ottimamente gluten free. Tra le varie cose mangiate e assaggiate ci sono state queste strane frittelline, che non tradurrei con pancake anche se è quello che fanno i Russi stessi, e direi che sono state tra i "pezzi " di colazione preferiti, inondati di fantastica smetana (panna acida). Al ritorno cercando tra i miei libri di cucina russa a disposizione non trovavo nulla che mi ricordasse questi dolcetti, e così ho scritto al Pushka Inn per avere lumi e ho scoperto che si chiamano Syrnik e mi sono ripromessa di rifarli al più presto per poter poi scrivere sul blog qualche cosa su questa magnifica città che è San Pietroburgo!
I Syrniky si fanno con un formaggio simile alla ricotta ma molto più "asciutto" e leggermente acidulo che si chiama Tvorog, che qui è praticamente impossibile da trovare, ma diciamo che più che sostituirlo con la ricotta è preferibile il Quark, proprio perchè ha quella nota acida che si avvicina di più al Tvorog.


Dirvi che sono di una facilità assurda da fare è quasi banale, ma per convincervi credo che la cosa migliore sia quella di provare a farli.


A me piace molto l'abbinamento con panna acida e confettura di frutti rossi, ma vi assicuro che con una buona panna montata, o una crema o cioccolato fuso danno comunque un buon risultato per iniziare bene la giornata.


SYRNIKI
per 8 pezzi

450 g di formaggio Quark
2 uova medie
2 cucchiaio di olio di mais
4 cucchiai di zucchero
80 g di farina
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

4-5 cucchiai di olio di mais per friggere

In una ciotola con una forchetta lavorate il formaggio in modo da renderlo liscio, aggiungete lo zucchero, le uova, l'olio, la farina, il lievito e l'estratto di vaniglia e mescolate bene tutto con una frusta in modo da amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Scaldate l'olio in una padellina e quando sarà a temperatura, mettete a fiamma media il fuoco, prelevate l'impasto con un cucchiaio porzionatore da gelato e versatelo nella padella, quattro pezzi alla volta, fate cuocere per 4-5 minuti e poi con una spatola girate i Syrniky e fate cuocere dall'altro lato.



 Mettete in un piatto con carta assorbente da cucina e continuate a cuocere gli altri Syrniky.
Servite caldi con panna acida, o crème fraiche insieme a confetture di frutta che più preferite.


Syrniki del Pushka Inn

lunedì 24 settembre 2018

SIU MAI...i ravioli cinesi con carne di maiale TAKE-AWAY


Adoro fare la pasta fatta in casa, e credo che se date un'occhiata QUI possiate rendervene conto! Anzi direi che visto che l'Estate torrida sta lasciando spazio a dolci e piacevoli giornate in cui vado lo stesso al mare, sto riprendendo il mio tagliere da impasto e tirando fuori le farine dal frigo. Avete letto bene, i primi di Maggio inizio a conservare le farine in frigorifero per evitare il proliferarsi di quelle farfalline odiose che ad ogni Estate facevano capolino nella mia dispensa, obbligandomi a buttare via troppe cose, così ho trovato l'espediente per evitare ecatombi.
La ricetta che pubblico oggi l'ho fatta tempo fa, quando il cavolo verza era di stagione, e ho aspettato appunto che fosse nuovamente il periodo in cui ricomincia a fare capolino dai banchi del fruttivendolo per proporvela.
Della cucina cinese ve ne avevo brevemente parlato con questi  ravioli cinesi , e rieccomi a riproporre sempre pasta ripiena; in Cina esistono centinaia e centinaia di ricette su questo tipo di pasta tanto che molti vengono chiamati Siu Mai, che letteralmente significa " a portar via", proprio perchè vengono venduti per strada e prodotti in continuazione.
Il ripieno che ho usato io non è una ricetta originale, almeno io penso non lo sia, sono andata a gusto personale, ma sono convinta che in qualche famiglia cinese ci sarà chi li fa come i miei. Cinese però è sicuramente la forma, una di quelle che a mio avviso ho visto più spesso e che mi piace anche tanto esteticamente. Non sono difficili da fare, basta prenderci la mano.




SIU MAI con RIPIENO DI MAIALE E VERZA


Impasto per i ravioli   

280 g di farina macinata a pietra molino Rossetto (ma va benissimo anche un 00)
175 ml di acqua bollente**
maizena per spolverare il piano di lavoro

**Poichè l'acqua è caldissima io per impastare gli ingredienti uso la planetaria.
Versate nella ciotola della planetaria con il gancio K la farina e poi aggiungente lentamente l'acqua.
Lavorate il tempo che l'acqua sia stata assorbita dalla farina, dovete ottenere un impasto morbido ma tenace, quindi eventualmente valutate se va aggiunto un cucchiaio di acqua o di farina. Impastate qualche secondo, giusto il tempo che l'impasto sia ben amalgamato e non sovra lavorate l'impasto. Deve risultare liscio, ma elastico. pressate l'impasto con un dito, deve ritornare inddietrro, ma lasciare una lieve impronta.
Formate una palla ed inseritela in un sacchetto per alimenti, eliminando l'aria prima di chiuderlo bene, in alternativa avvolgete in pellicola trasparente.
Mettete da parte a temperatura ambiente a riposare minimo 20 minuti massimo due ore.
Dopo questo riposo potete fare i ravioli, oppure metterla in frigo tutta la notte, ricordandovi però prima di lavorala di riportarla a temperatura ambiente.
Se avete la sfogliatrice del KitchenAid stesso o quella a manovella, usatela oer avete tutto l'impasto dello stesso spessore. Spolverate di maizena l'impasto e via! 
Se invece lavorate a mano spolverate della maizena sul piano di lavoro e stendete l'impasto con il mattarello ad uno spessore di 2-3 mm circa.


Con un coppa pasta di circa 10 cm di diametro formate i cerchi di impasto e per tenerli freschi teneteli coperti con un panno umido.

Per il ripieno 

350 g di lonza di maiale tritata
5 foglie di verza, sbollentata e tritata fine
1 cucchiaio di olio di sesamo
1/2 spicchio di aglio (grattugiato fine)
1 cucchiaio di zenzero fresco(grattugiato fine)
2 cucchiai di salsa di soia 

In una padella larga soffriggete nell'olio di lino l'aglio e lo zenzero, aggiungete le foglie tritate finemente di verza e la carne di maiale, e fate cuocere bene, aggiungete la salsa di soia. Mescolate e cuocete a fuoco vivo. Assaggiate si sale e se serve aggiungete qualche altra goccia di salsa di soia.
Spegnete, fate raffreddare e frullate tutto. 

Fate i ravioli

Poggiate su metà dischetto di impasto un cucchiaino di ripieno, inumidite i bordi della pasta con un velo di acqua e chiudete a mezzaluna, pressando bene. Prendete il raviolo in mano e con l'aiuto delle dita "arricciate" i bordi.
Posizionate ogni raviolo sul cestello di bambù, sul cui fondo avrete posizionato un disco di carta forno.
Completati i ravioli, mettete sul fuoco una pentola abbastanza capiente da contenere i cestelli impilati di bambù, con due dita d'acqua e portate a bollore. Inserite i cestelli, spegnete il fuoco, coprite con il coperchio e lasciate che i ravioli siano cotti.



Accompagnateli con della classica salsa di soia, ma anche con delle verdurine croccanti vicino.

Enjoy

venerdì 14 settembre 2018

VICTORIA- BRITISH COLUMBIA



Un viaggio di tre anni fa, ma difficile da dimenticare, soprattutto quando da Tofino siamo giunti nella magnifica e così "royal" Victoria, capitale della British Columbia!
La città che prende appunto nome dalla grande regina Victoria, ricordata in tutta downtown sia nelle costruzioni di alcuni palazzi, compreso il Parlamento che dai ricchi e favolosi tè del pomeriggio!
Il tempo in quei primi giorni di Settembre non è stato al massimo, spesso la pioggerellina l'ha fatta da padrone, ma complici i miei rainboots e un paio di comodi ombrelli fornitici dall'Hotel non ci siamo scoraggiati.



Il pomeriggio appena arrivati siamo andati di corsa fuori città a visitare i giardini tra i più belli mai visti, i Butchart Gardens e la pioggia ci ha dato tregua, è stata una passeggiata rilassante e piacevolissima, tra migliaia e migliaia di coloratissimi fiori, un luogo creato da un'appassionata Jennie Butchart più di 100 anni fa che è passato di generazione in generazione diventando ad oggi un "National Historic Site of Canada"!


I ristorantini sono in continuo fermento, molti utilizzano solo ed esclusivamente prodotti locali e come altrove abbiamo mangiato sempre bene, che fosse per uno spuntino o una cena, come il "10 Acres Farm", dove i prodotti utilizzati sono prodotti dalla loro fattoria e anche molto vicino al nostro ottimo Hotel il "Magnolia Hotel" vicinissimo al Parlamento della città che è nel centro storico dove poter visitare e girare tranquillamente a piedi, tanto che la mattina seguente abbiamo consegnato la macchina che ci aveva accompagnato per tutto il viaggio dalla partenza a Calgary. Nello stesso pomeriggio abbiamo visitato la Chinatown di Victoria carina e ricca di birrerie e bistrot.
Il giorno lo abbiamo dedicato al centro della città con il Parlamento bellissimo con visita guidata,che è anche un museo della città e dello Stato  e del centro storico nelle strade  piene di carinissimi negozi e boutique e dove è facilissimo infierire con lo shopping senza alcun ritegno per le carte di credito.


Visita assolutamente da fare perchè oltre che essere un sito storico è proprio bello da vedere è il Fairmont Empress Hotel, ormai avrete capito che i Fairmont in Canada durante questo viaggio me li sono visitati tutti perchè sono qualcosa di spettacolare ovunque vi troviate, anche se non ci alloggiate, ma hanno negozi, cafè, ristoranti che meritano, (e non mi vergogno a dire che un buon tè ce lo siamo bevuti anche in quello di Shanghai in Cina). La cosa migliore in assoluto da non perdere in questo Hotel oltre a girarlo e visitarlo è appunto il tè che potrete fare dalla mattina fino alle 18, e considerate di saltarci un pasto perchè non avete idea di cosa vi servono oltre al tè, noi non avendo calcolato bene i tempi ce lo siamo persi e non potete capire quanto io ci sia rimasta male, ma e qui il MA dà grandi speranze, abbiamo rimediato alla grandissima al Fairmont di Vancouver che vi racconterò alla prossima puntata.



Altra zona  da visitare a Victoria è dove si trovano le case galleggianti al Victoria Harbour, coloratissime, vivaci, allegre e avendo anche avuto la fortuna che finalmente il sole ha deciso di uscire vi assicuro che è davvero una passeggiata piacevole, tanto che viene voglia di sognare di comprare una di queste case e farci un B&B.




Altro posto da vedere è sicuramente il Beacon Hill Park, sul mare, con i totem altissimi della First Nation.





Unica pecca forse da parte nostra è stato passarci solo tre notti in una città così bella, però ad essere onesta benché si trovi dall'altra parte del mondo sento che ci tornerò perchè a noi quel lato del mondo è piaciuto davvero tanto e ci è restato nel cuore.




TRAVELS NOTES:

-HOTEL MAGNOLIA: eccellente il servizio, favolose le camere, con parcheggio se siete in auto.

-FAIRMONT EMPRESS HOTEL: DA NON PERDERE, soprattutto il tè nell'antica sala con servizio indimenticabile

-BUTCHART GARDENS: meritano assolutamente una visita, e non preoccupatevi se piove, forniscono ombrelli trasparenti comodi, parcheggi infiniti, bar, cafè, negozi e ristoranti ottimi, e per tutto lanno, TUTTO l'anno ripeto troverete fiori colorati.

-10 ACRES RESTAURANTS:a km zero, consigliato perchè oltre alla qualità dei prodotti anche il risultato in cucina è stato al TOP.

-HOUSE OF PARLIAMENT: molto interessante, che offre un quadro completo della storia di tutto il British Columbia come stato del Commonwealth (foto dell'attuale sovrana, Elisabetta si sprecano).

-FLOAT HOMES: una delle passeggiate più rilassate e piacevoli in città, CONSIGLIATISSIMA

-HISTORIC DOWNTON:bellissima

-BEACON HILL PARK: consigliatissimo