martedì 24 novembre 2015

RAVIOLI CON LE BRACIOLE DI CARNE E IL LORO SUGO



Quando ero piccola, all’epoca della prima elementare, quando mio padre saliva per lavoro a Bologna e io e mio fratello restavamo con mamma, lei spesso ci dava appuntamento alla Trattoria da Emma, nel centro del paese in Puglia dove vivevo da bambina. Uscivamo da scuola e ci incamminavamo da scuola verso le strade che spesso percorrevamo per andare alla Villa, o al Largo di Corte dove c’era il Castello Normanno, con la vicina Cattedrale Romanica e soprattutto il bar con il gelato più buono del mondo e l’edicola del signor Bernardino dove compravamo i “giornalini”.
Arrivavamo alla Trattoria da Emma, dove Emma era la cuoca, suo marito il cameriere e le figlie aiutavano a lavare i piatti e sparecchiare, dove le lampade le avevano fatte loro con i bicchieri di carta (sembravano opere di alto design…non è uno scherzo)…. E più o meno in contemporanea arrivava la mia mamma, che si era presa la pausa pranzo dalla ditta, che quando papà non c’era era tutta sulle sue spalle, e ci sedevamo noi tre per stare insieme, per raccontarci quello che avevamo fatto e io ricordo che sempre sempre sempre ordinavo i miei MUST preferiti: le orecchiette al sugo per primo, e le braciole del cui sopra sugo con le patatine…. E cavoli, ragazzi, quanto mi piacevano. E mai una volta mamma ha cercato di cambiare il mio “menu tipo” della trattoria da Emma! Non chiedetemi cosa ordinassero lei e mio fratello..io avevo occhi e gola solo per quel sugo di braciole! Nella maggior parte dei casi in Puglia queste braciole sono fatte di carne di cavallo, e so che me l’hanno anche fatta mangiare la carne di cavallo…. Ma se vi devo dire la verità all’età di sei anni non ho idea se quelle mitiche braciole della Trattoria Emma fossero di carne equina o no!! Di sicuro c’è che io crescendo di carne di cavallo non ne ho mangiata più e quindi per farla breve, le braciole che ho infilato nella mia ricetta sono di vitello. 
Questi ravioli quindi sono un mix del mio amore per la Puglia e la presenza di Emilia nel DNA (la sfoglia è sfoglia,…PUNTO).

RAVIOLI CON LE BRACIOLE DI CARNE E IL LORO SUGO


Per le braciole e il loro sugo

500 g di fesa di vitello tagliate sottili
150 g di Provolone piccante
100 g di pancetta fresca tagliata a listarelle spesse
Prezzemolo
1 spicchio d’aglio
Sale
Pepe nero macinato al momento
2 bottiglie di passata di pomodoro
4 cucchiai di olio extra vergine d’oliva pugliese
2 cipolle piccole
1 cucchiaino di zucchero
Lavate e mondate il prezzemolo e tritatelo finemente con lo spicchio d’aglio. Stendete una fetta di fesa di vitella e riempite il centro con un pezzetto di Provolone piccante, una striscia di pancetta fresca un pizzico del trito di prezzemolo e aglio e una macinata di pepe nero. Richiudete la fetta di carne a fagottino e fermate con uno stuzzicadenti. E procedete così con tutte le fette di carne fino ad esaurimento.
In una casseruola (io ho usato la mia Staub in ghisa) fate rosolare le cipolle intere con l’olio e una bella macinata di pepe, dopo una decina di minuti aggiungete le bracioline di carne e fatele rosolare bene da tutti i lati. A questo punto aggiungete la passata di pomodoro, il cucchiaino di zucchero, aggiustate di sale e fate cuocere per circa tre ore. Ogni tanto mescolate e controllate solo se c’è bisogno di sale.
Una parte delle braciole si dissolverà nel sugo che avrà preso un magnifico profumo. Quando il sugo sarà freddo, togliete le braciole (eliminate gli stuzzicadenti anche dal sugo, poiché nel caso delle bracioline che si saranno disfatte qualche stuzzicadenti si sarà adagiato sul fondo della casseruola) e mettetele da parte in un contenitore separato dal sugo e conservate tutto in frigo.

Per i ravioli
300 g di farina 00
100 g di farina di semola di grano duro
4 uova

Sulla spianatoia di legno formate una fontana con entrambe le farine e al centro rompete le uova con l’aiuto di una forchetta. E procedete a fare un impasto per la sfoglia come vi ho spiegato QUI,
“Si comincia formando al centro del tagliere un’ampia fontana di farina, si effettua un buco all’interno della fontana in cui sgusciare le uova. Con una forchetta si rompono le uova; si mescola piano piano, lasciano all’uovo il tempo di assorbire la farina e prestando attenzione e non rompere l’argine disperdendo tuorlo e albume sul tagliere.
Lentamente la farina si amalgama alle uova e l’impasto si raddensa. E’ a questo punto che ci si accorge se l’impasto è stato correttamente dosato, altrimenti si aggiunge un uovo oppure ancora farina.
Quando l’impasto ha raggiunto una certa consistenza e si procede a lavorarlo: lo si impasta donandogli elasticità per gradi con il calore delle mani e l’armonia del movimento ( sarà un ,movimento ritmico e regolare ..e a chi ci guarda sembrerà una “danza”).
Si maneggia con entrambe le mani, sollevandolo con le dita e spingendolo in avanti con il palmo , senza schiacciarlo o strapparlo. Dopo ogni movimento lo si gira dall’altra parte e si ripete di nuovo.
La pasta non deve essere né troppo dura né troppo tenera, ma morbida ed elastica, ma soprattutto non deve attaccarsi al tagliere. Più si lavora e più l’impasto acquista morbidezza ed elasticità. Contemporaneamente si formeranno delle bollicine d’aria nella pagnotta che le donano flessibilità.”
Lasciatelo riposare al riparo dall’aria, quindi o sotto una coppetta a campana o avvolto nella pellicola trasparente per 15-20 minuti almeno, più riposa e più sarà semplice da stendere.**
**Mentre l’impasto riposa preparate il ripieno, tagliando a pezzetti e frullando con un frullatore ad immersione le braciolette di vitello.  Mettete il composto in una sac-à-poche e conservate in frigo e riprendete la sfoglia.
Infarinate la spianatoia con un po’ di farina di semola e tirate la foglia in strisce dello spessore di 2-3 mm.

Io ho utilizzato lo stampo dei ravioli, quindi infarinate  abbondantemente e stendete  una striscia di impasto, riempendo le fossette con il ripieno, e coprite con una seconda striscia, premete sui bordi di ogni raviolo e sformate, rifinite con una rotella dentellata ricavando i raviolini.
Cuocete i ravioli in abbondante acqua salata e nel mentre scaldate il sugo.
Scolate la pasta e conditela con il sugo e una bella grattugiata di Cacioricotta fresco.


sabato 7 novembre 2015

FRISELLE PUGLIESI




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Le friselle, uno dei piatti credo più semplici e più “poveri” della cucina Pugliese, che voi sapete io amo molto! Mangiate spesso, ma mai fatte, così decidendo di organizzare una cena “Pugliese” ho preso una vecchia agenda dove la mia mamma ha annotato tante ricette di amiche e dove anche io ne ho aggiunte nel corso degli anni…. Ed ecco segnato un altro “successo” personale nelle mie esperienze in cucina… e che soddisfazione!!!
Le friselle in realtà non sono un pane, perchè hanno una doppia infornata, quindi sono dei "bis-cotti" di grano duro o anche orzo, ogni paese della Puglia, o meglio ogni famiglia ha la sua ricetta con le sue dosi, ma siamo sempre al solito magnifico discorso che sono tutte valide. Per ottenere le friselle più "dure" non ci andrebbe l'olio, ma a me piacciono un po' croccanti e quindi nella ricetta che segue c'è, e il risultato risulta più friabile. 
In passato, ma anche fino a qualche anno fa le friselle avevano dimensioni notevoli, si presume del peso necessario al pasto giornaliero di chi faceva lavori pesanti, ed in effetti era spesso il pranzo dei contadini che passavano l'intera giornata in campagna, ma era anche il "pasto da viaggio" di marinai e pescatori, che la bagnavamo direttamente con l'acqua di mare, e le usavano come "fondo" per le zuppe di pesce. Io per esempio ricordo da bambina che avevano il diametro di un piatto!!
Si serviva spezzata in due, mentre oggi giorno si trovano in commercio di pezzatura piccola e si servono intere. Si usa bagnare le friselle con acqua per ammorbidirle, così da avere la parte superiore, che è quella corrispondente al taglio più "porosa", e una parte più dura sul "fondo". 
Questi "taralloni" sono fatti con farina di grano duro, che anticamente erano destinati alle tavole delle famiglie nobili o più ricche, o di orzo, più comuni nei ceti meno abbienti. Poichè si potevano conservare per lunghi periodi  erano un ottimo sostituto del pane in quei periodi dell'anno in cui il grano non era facilmente reperibile.
Una curiosità circa la loro forma, è data dal fatto che in questo modo erano facilmente trasportabili e conservabili, infatti quel buco al centro permetteva di infilarle con una cordicella, tipo collane, così le si poteva appendere e tenere all'asciutto!
Sono veramente semplici da fare e si conservano molto bene (anticamente venivano consercate in contenitori di creta, mentre oggi i panifici le conservano in sacchetti di plastica, io le mie le ho messe in una scatola di latta  e hanno mantenuto molto bene la loro "freschezza").

Auguro a tutti una bella domenica facendo aperitivo con qualche ottima frisella!!!


FRISELLE
(x circa 40 friselle piccole o 20 grandi)
500 g di farina di semola di grano duro rimacinata
250 g di acqua
50 g di olio extra vergine di oliva ( io Pugliese)
3 g lievito di birra secco (o 12 di Liveito di birra fresco*)
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero


Se usate come me il lievito di birra secco, mescolatelo con la farina, nella ciotola della planetaria (io ho il KitchenAid e ho usato la frusta “K” o foglia).  Aggiungete  lo zucchero e in seguito con la macchina in movimento versate l’acqua, poi l’olio ed infine il sale, lasciate impastare a velocità media per circa 15 minuti.
Coprite la ciotola con della pellicola e lasciate lievitare fino al raddoppio , a me sono bastate un paio d’ore.
Infarinate un piano di lavoro con la farina di semola e formate dei “cordoncini “ di impasto di 2 cm di diametro e lunghi 15-20 cm e chiudeteli a ciambellina. Attenzione la parte finale inseritela sotto e non di fianco come ho fatto io, così l’estetica ne guadagnerà e non rischierete che vi si aprano in cottura. Mettete a lievitare almeno un’ora direttamente sulla leccarda del forno rivestita di carta forno.
Preriscaldate il forno a 200°C.
Infornate e fate colorare per circa 15 minuti. (potrebbero volerci anche un paio di minuti di meno o in più, dipende come sempre dal forno).
Fate intiepidire e poi tagliateli a metà in “orizzontale”, rimetteteli sulla teglia con la parte del taglio verso l’alto ed infornate a 160°C per circa 30 minuti.
Si conservano molto bene fino a 10 giorni chiusi in una scatola di latta.
*Se usate lievito di birra fresco, sciogliete questo nell’acqua e zucchero e versate nella farina e procedete come sopra.

CONDIRE LE FRISELLE:
Spruzzate dell’acqua sulle friselle,  giusto per ammorbidirle un pochino, tagliate dei pomodorini a metà e sfregatene uno sulla frisella, condite con altri pezzetti di pomodorini, sale, pepe, olio extra vergine di oliva e origano e buon appetito.






























English version

This is a very easy and above all typical recipe from Puglia region, where I lived during all my childhood, I always ate some, but I never made them.
Some days ago I decided to make a typical “dinner” from Puglia so I made Friselle and served them as usual, with tomatoes…. Well they are not really bread, because you bake them twise, so they are something like bis-cotti (that means baked twice) and  in the past they were the only meal for farmers or workers. Nowadays they are even sold in small size and they are a nice way to serve an appetizer. Try to make them they are delicious!! Have a great Sunday!

“FRISELLE” BREAD

(for 40 small “friselle”, or 20 large ones)
3 cups  durum wheat semolina flour
1 cup of water
2 oz of extra virgin olive oil
½ tsp  dry yeast
2 tsp salt
1 tsp sugar
Mix dry yeast with the flour in the KitchenAid bowl, use “K” attachement (you can even work by hand of course, but you must knead the dough longer). Add sugar and mix at medium speed,  pour water, then the oil and add  salt, work for about 15 minutes.
Cover the bowl with plastic wrap and let rise until doubled, my dough needed a couple of hours.
Flour a work surface and form "strings" of dough to ¾ inch in diameter and 6-8 inches  long and seal a ring. Let rise one hour on the oven tray lined with parchment paper.
Preheat oven to 400°F.
Bake  for about 15 minutes, it must color a bit. Let it  cool, and then cut in half and put them back on the baking sheet with the cut end upwards and bake at 320° F for about 30 minutes.
They keep very well up to 10 days in a closed tin.

How to serve “Friselle bread”
Sprinkle water on Friselle, just to soften them a little, cut some  tomatoes in half and squeeze one on  frisella,  seasonwith other pieces of tomatoes, salt, black pepper, extra virgin olive oil and oregano and ENJOY!!!

Fonti:  Wikipedia

lunedì 2 novembre 2015

RAME di NAPOLI

 
 
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La storia "ipotetica" o più verosimile  delle Rame di Napoli ve la raccontai QUI qualche anno fa, ma che qui a Catania (ecredo un po' in tutta la Sicilia) la Festa più sentita sia quella del 2 Novembre, cioè quella della Commemorazione dei defunti credo di non averla mia raccontata.
Praticamente qui da noi è ancora usanza la notte tra il primo e il due Novembre far trovare dolci e giocattoli ai bambini, dicendo che sono i defunti della famiglia a portarli, non so da dove abbia preso origine questa tradizione, ma di solito poi per ringraziare si va tutti al Cimiterola mattina del 2 Novembre... sarà per far capire ai bambini l'importanza della commemorazione, sarà per rendere questa giornata meno triste, sta di fatto che a Catania,  usa ancora così e non mancano mai nelle vetrine e nei banconi di panifici pasticcerie e bar un'infinità di dolci come i Bersaglieri, le ossa di morto, i Totò e le rame di Napoli. Qui a Catania per esempio oggi le scuole sono chiuse proprio perchè è una Festa "sentita2, o così vorrebbe essere!
La ricetta l'ho leggermente modificata(ecco perchè la pubblico nuovamente) aggiungendo a quella di Agatella un po' di strutto, se girate sul web troverete un'infinità di ricette e varianti di questo dolce proprio tipico del Catanese, c'è chi mette burro, chi aggiunge uova.. a me questa versione piace molto perchè se penso a 100 anni... beh non credo venisse usato il burro e magari le uova le si utilizzava per altre ricette... ma il risultato vi assicuro che non è diverso...il profumo delle spezie, la morbidezza dell'impasto cotto...sono loro!!
Vi auguro un buon 2 Novembre, qua oggi è proprio Autunno, una di quelle giornate uggiose e fresche (non direi fredde, ancora per fortuna i giorni dell'Inverno sono lontani), c'è un vento potente che scombussola il mare grigio che vedo dal mio giardino... il mare brotola, il vento ulula e la pioggia è battente, direi che è la giornata giusta per restare al calduccio della cucina, impastare e accendere il forno!!



RAME DI NAPOLI  

500 gr farina 00
100 gr zucchero
100 gr cioccolato fondente fuso a bagno/maria
50 g di strutto
70 gr cacao amaro
8 gr ammoniaca per dolci
1 patata media lessa passata (120 g)
80 gr di miele
200 gr circa di latte intero
45 g di  marmellata di mandarini (o arance )
¼ cucchiaino di chiodi di garofano
20 gr di cannella

Preriscaldate il forno a 180° C .
Mescolate nella ciotola della planetaria (Io uso il KitchenAid) lo zucchero, con la farina, l’ammoniaca per dolci e il cacao amaro, aggiungete mescolando con il gancio K la patata lessa passata , il miele , la marmellata, lo strutto, la cannella e i chiodi di garofano. Amalgamate bene tutto e versate il cioccolato fuso e il latte. Otterrete  un composto morbido e  ben amalgamato, prendete due cucchiai bagnati e formate delle “quenelle” , oppure fate delle palline con le mani umide e schiacciatele, mettetele  su una teglia rivestita di carta forno.
Infornate a 180°C per circa 12-13 minuti . Fate raffreddare.

Per decorare :
Prendete 250 gr di cioccolato fondente (o bianco , quello che preferite, le rame originali sono con il cioccolato fondente) con una noce di burro e un cucchiaio di latte e fondete a bagno/maria.
Immergete la parte superiore delle Rame di Napoli nel cioccolato fuso e decorate con granella di pistacchi.

English version
 
Here in Italy we don’t have Halloween, but on the 1st of November we have All Saints Day (and it is vacation in all the country) and on the 2nd of November we “toast” our  relatives in Heaven (today we talk about “died people Day), but it is not vacation (till 30 years ago it was, because we  went to the cemetery to bring flowers and say payers, well in this period our cemeteries are so colourful and full of people). Here in Catania, where I live, instead it is still vacation, schools are closed, because there is a tradition, between the night of the 1st and the 2nd November “dead people” bring presents, toys and sweets to kids, so on the following morning they have to go to the cemetery to thank for presents. The typical sweets are Rame di Napoli (I alredy posted them but I changed something), Bersagleri, Totò and “bones” and in this periodo the windows of our bakeries and bars are full of them…. . Today is a very windy and rainy day…it is perfect to switch on the oven and to knead something delicious!!


RAME DI NAPOLI

2 cups all purpose flour
½ cup  sugar
¾ cup melted dark chocolate 
½ cup  unsweetened cocoa powder
1 ¼ tsp  ammonia for cakes powder
2 oz lard
1 medium potato boiled, peeled  and mashed
¼ cup of honey
Approximately ¾ cup  of whole milk
2  Tbsp of tanjerin jam (or oranges)
¼ tsp pinch of cloves
1 ¼ Tbsp cinnamon
Preheat oven at 350° F.

Mix sugar, flour, ammonia for  cake powder and cocoa powder, stir the mashed potatoes, honey, jam,, lard, cinnamon and cloves. Mix everything well and pour the melted dark chocolate and the milk. When you have a soft but well mixed mix, take two tablespoons wet and formed the "scoop" and put them  on a baking sheet lined with parchment paper.
Bake at 350°F  for about 12-13 minutes. Let  cool.

For chocolate sauce:
Melt in double boiler 1 cup of dark chocolate with a Tbsp of milk and 1 Tbsp of butter.
Cover the “rame di Napoli” e sprinkle some pistachio flour!
ENJOY